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Un film senza eccessive pretese, certo non dei migliori di Eastwood, ma pensato, realizzato e prodotto con tale maestria ed esperienza che il risultato è il solito: ottimo.

Debito di sangue

Un film senza eccessive pretese, certo non dei migliori di Eastwood, ma pensato, realizzato e prodotto con tale maestria ed esperienza che il risultato è il solito: ottimo.

Diciottesimo film come produttore, ventitreesimo come regista, quarantaquattresimo come attore, Clint Eastwood arriva nelle sale con “Blood Work- Debito di sangue” dopo esser stato presentato all'ultimo Festival di Venezia.
Un film senza eccessive pretese, certo non dei migliori di Eastwood, ma pensato, realizzato e prodotto con tale maestria ed esperienza che il risultato è il solito: ottimo. Quasi due ore senza mai annoiarsi: una tensione che regge l’intero corso della storia senza esagerazioni in alcun senso, senza effetti speciali o trovate eccentriche. Solo la ‘suspence’ propria della ricerca di un assassino seriale che s’incrocia con il timore per la salute di Eastwood, uomo integro che non si sottrae all’impegno di rimettere i propri debiti.
“Blood Work” è infatti la storia di un poliziotto dell’FBI (Terry Mc Caleb) molto intelligente e invidiato, capace di grandi intuizioni sul luogo del delitto, sicuro di sé e pronto a ribaltare i termini con cui determinate situazioni vengono inquadrate: riuscire a vedere la storia con uno sguardo diverso, da un altro punto di vista - questa è la sua forza. Sulle tracce di un serial-killer che sembra cercare con lui una sfida tutta personale, Mc Caleb è fermato da un infarto che lo getta in ospedale in attesa di un cuore nuovo e lo porta inevitabilmente lontano dal lavoro. Dopo più di due anni, in convalescenza dall’operazione di trapianto, Mc Caleb è spinto da una donna messicana (W. De Jesùs) a mettersi sulle tracce di un altro assassino. Sconsigliato dal dottore (Anjelica Huston), ma fermo nel proposito di non abbandonare una sorta di patto inevitabile con il suo nuovo cuore, Mc Caleb si mette al lavoro, con l’appoggio di chi nella polizia gli voleva bene e l’ostilità di chi lo invidiava, seguito ed aiutato dal suo vicino di barca (Jeff Daniels).
Il modo in cui Eastwood si comporta nei panni di Mc Caleb non può destare sorprese in chi conosca i personaggi analoghi già tante volte da lui portati sullo schermo. Il più noto – l’ispettore Callaghan – è certamente sullo sfondo. Quel personaggio che faceva accusare Eastwood di ‘metodi fascisti’ torna a tratti, ma in nuova veste. Se quelle accuse erano state sempre respinte da Eastwood stesso e dal creatore del personaggio in nome della purezza e della fedeltà dell’individuo che è coerente con se stesso (“è un uomo che detesta le ingiustizie, un puro, altro che fascista! Non c’è politica qui, ma solo una repulsione dura nei confronti delle ingiustizie che caratterizzano il mondo”), la ragione adesso è sempre più chiara. Le violenze di Mc Caleb non sono più leggendarie, ma quando è il caso di darsi da fare, certo non si tira indietro. Così come Eastwood stesso che continua a non tirarsi indietro, offrendo del ‘pane quotidiano’ agli amanti del cinema.
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