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Il nuovo film di Roberta Torre: un piccolo gioiello ambientato in una Palermo kitsh e intricata

Angela

Angela

Un film di Roberta Torre
con Donatella Finocchiaro e Andrea Di Stefano

Angela, unghie lunghe laccate di rosso e sguardo malinconico, è la proprietaria di un negozio di scarpe nel quartiere del mercato di Ballarò, nel centro storico di Palermo. Ha un bel giro di clientela e per i più affezionati fa anche consegne a domicilio. Per aiutare il marito Saro, Angela corre su e giù nei vicoli, sempre con i tacchi, vistosa, puntuale nel consegnare le richiestissime calzature. Dietro le porte aprono casalinghe scarmigliate, nonnine relegate in bassi squallidi o signori carichi di braccialetti d’oro. No, non è un mondo fetish quello di Angela, ma il mondo dell’eroina all’ingrosso. Con il marito (l’attore di teatro Mario Pupella) e il cugino Mimmo (Erasmo Lobello, il migliore a interpretare il pusher mafioso) gestisce un grosso traffico di droga, che viene consegnata nascosta dentro le scarpe. Perché lavorare con la droga è meglio che fare una rapina, come dice Saro: basta conoscere la roba e a chi la si dà. E poi è un lavoro come un’altro.

In questa routine Angela sta stretta, consegne e negozio, qualche gioiello in regalo dal marito e una vita paradossalmente senza emozioni.Quando all’orizzonte appare Masino, il nuovo socio del marito, giovane e affascinante con tanto di Rayban neri e colletti a punta in puro stile anni Ottanta (Andrea Di Stefano, sexy e burino), un brivido attraversa la sua vita. Ma il triangolo no, soprattutto a Palermo, non è possibile considerarlo. E tutto finirà come in una tragedia greca.

Roberta Torre, regista milanese innamorata della Sicilia (vive a Palermo) dopo «Tano da Morire» e «Sud Side Story», firma il suo film più bello scegliendo una storia realmente accaduta dai contorni esistenziali. L’ambientazione è curatissima, con una stupenda colonna sonora, e un’attenzione, propria della regista, ad un’estetica barocca e kitsch: vestiti eccessivi, gioielli cafoni, bagni in finto marmo con tanto di statua antica. Il lusso dei poveracci. E lancia come protagonista una bravissima
esordiente, Donatella Finocchiaro. E’ lei l’anima del film, con il suo sguardo profondo e duro, silenziosa, nascosta tra pile di scarpe a spiare un mondo di uomini che hanno bisogno delle donne, ma che con loro vogliono dividere poco.
Tra Saro e Masino, uno che la ama e «l’ha fatta signora » e l’altro che la fa sentire ragazza e ridere tra le lenzuola, Angela dovrà scegliere e nella scelta dimenticherà se stessa. Triste e sensuale, il film è un piccolo gioiello. Indimenticabili le due scene di lei che parla al marito da dietro il vetro del carcere e all’amante, agli arresti domiciliari, da dietro il vetro di una cabina telefonica. Antonioni docet.
KEYWORDS:
  • FILM DRAMMATICO | 
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  • TRAFFICO DI DROGA
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