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Surreale, lirico, disperato e divertentissimo allo stesso tempo, il film contiene in sé una sincerità di fondo che spesso manca quando si parla di cinema italiano.
Paz!
Surreale, lirico, disperato e divertentissimo allo stesso tempo, il film contiene in sé una sincerità di fondo che spesso manca quando si parla di cinema italiano.
I personaggi sono interamente tratti dalle opere del disegnatore Andrea Pazienza. Siamo a Bologna, alla fine degli anni ’70. Tre storie si intrecciano e scorrono parallele durante una sola giornata, dalle quattro del mattino all’alba del giorno successivo. Nella stessa casa abitano i tre protagonisti, che si sfiorano ma non si conoscono: c’è Pentothal (Claudio Santamaria), disegnatore in abulico e sfaccendato, che entra in crisi di identità quando viene mollato dalla sua fidanzata, Lucilla (Fabrizia Sacchi); c’è poi Enrico Fiabeschi (Max Mazzotta), studente fuorisede che deve sostenere un esame al DAMS ma a tutto pensa tranne che a passarlo. Ed infine c’è Massimo Zanardi (Flavio Pistilli), pluriripetente al liceo che si trova nei pasticci dopo aver brutalmente seviziato il gatto della preside della sua scuola. Le tre storie scorrono parallele senza mai incrociarsi, e raccontano il disagio di quella generazione ed il loro modo di opporsi ad un tipo di società e di vita che non li soddisfa.
In questa stagione di cinema italiano piuttosto piatto ed insignificante, c’era davvero bisogno di un film acido, provocatorio, accaldato e sinceramente disturbante come “Paz!”; se pensiamo ad un film come “Santa Maradona” (ma potremmo citarne anche molti altri), modaiolo e “ruffiano” nell’esporre al pubblico i disagi dell’odierna generazione di giovani, ci ritroviamo molto di più vicini a figure come Pentothal o Fiabeschi, inventate molto tempo fa e vissute in un altro contesto sociale e culturale. Girato in digitale, ma con un’attenzione all’immagine ed alla sua propria estetica di molto maggiore della media delle pellicole di casa nostra, il film rende al meglio l’atmosfera ed il significato dell’opera di Andrea Pazienza. Renato De Maria, insieme agli sceneggiatori Ivan Cotroneo e Francesco Piccolo, costruiscono molte piccole storie fatte di eventi quasi del tutto casuali, che hanno però il grande pregio di riuscire a caratterizzare i vari personaggi in maniera del tutto esaustiva e poetica. La regia poi è aperta ed ispirata nel suo seguire il ritmo e le peculiarità dei personaggi che mette in scena. Un applauso si meritano poi tutti i giovani attori che recitano nella pellicola, con particolare riferimento a Claudio Santamaria e Max Mazzotta, che riescono ad infondere a Pentothal e Fiabeschi, entrambi a modo loro, una vena di malinconia e di disperazione sincere e commoventi. “Paz!” dunque è un’opera pienamente riuscita nel suo intento, che fondamentalmente è quello di illustrare, attraverso il mezzo cinematografico, il discorso critico ed etico contenuto nei lavori di Pazienza, cantore di un periodo storico in cui la gioventù italiana ha vissuto momenti di grande disagio ma anche di fortissima creatività. Surreale, lirico, disperato e divertentissimo allo stesso tempo, il film contiene in sé una sincerità di fondo che spesso manca quando si parla di cinema italiano che vuole troppo programmaticamente essere “contro”.
- COMMEDIA |
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- CINEMA ITALIANO
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