Intervista a Ferzan Ozpetek

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"Il cinema è per me un grande sfogo perché ho la possibilità di trasporre tutte le cose che vedo nella vita in un film"

Intervista a Ferzan Ozpetek

Intervista a Ferzan Ozpetek

Parlando della sua cinematografia, a quali autori si ispira?

F.O. “Anzitutto, ci sono alcuni film che amo. Ad esempio “Bianca” di Nanni Moretti che reputo una pellicola davvero molto omosessuale sul piano dei sentimenti espressi e “L’amore molesto” di Mario Martone. Tra i classici adoro “Scarpette Rosse” e “Narciso Nero” di Michael Powell, gli straordinari melodrammi “Catene” e “Torna!” di Raffaello Materazzo, tutte le opere di Pietro Germi. Gli autori a cui mi ispiro più sistematicamente allorché giro i miei film restano comunque Krzysztof Kieslowski e Pedro Almadovar che peraltro ho avuto recentemente occasione di conoscere a Los Angeles. Un’annotazione speciale vorrei farla all’autore iraniano de “Il cerchio”, un film che ho trovato meraviglioso. In particolare c’è un’inquadratura che mi ha colpito più di tutte, cioè un sorprendente primo piano della durata di ben otto minuti. Ci vuole molto coraggio per operare una simile scelta e poi ci vuole una padronanza assoluta della macchina da presa, simile a quella sfoggiata dal regista di “Mood for Love”.

Come definisce allora il suo modo di fare cinema?

F.O. “Il cinema fa parte della mia vita da quando avevo sette anni e vidi “Cleopatra” di Mankiewicz. Il cinema è per me un grande sfogo perché ho la possibilità di trasporre tutte le cose che vedo nella vita in un film, trasformando la valenza delle gioie, dei dolori e in generale di tutti i sentimenti che provo nel momento della realizzazione filmica. Definisco quindi il cinema quasi come un mezzo di autopsicoanalisi, stando comunque attento a rispettare le esigenze dello spettatore che di certo non vuole ammorbarsi con i miei problemi”.

A proposito del pubblico, qual è il target di spettatori a cui sono rivolti i suoi film?

F.O “Non ho un pubblico ben preciso, anche se mi ha fatto molto piacere sapere che tanto “Il bagno turco” quanto “Harem Suaré” sono stati molto apprezzati dalle comunità omosessuali e dalle persone anziane. Io mi auguro sempre che le mie pellicole vengano accolte con pari entusiasmo da persone provenienti da gruppi sociali anche molto diversi tra loro. Ritengo che la missione di un regista sia quella di diffondere al meglio delle sue capacità i valori esistenziali a cui crede effettivamente”.

Tutti i suoi lavori sono attraversati da una sensibilità particolare a livello tematico. Quali sono gli argomenti che predilige nelle sue rappresentazioni?

F.O. “ Mi piace molto parlare dell’amore e della sessualità, due sfere che oggigiorno si delineano in modo sempre più separato. I sentimenti come l’amicizia travalicano comunque i confini dell’eros configurandosi come punto di contatto ed unione tra due persone. Ne “Le fate ignoranti” Antonia e Michele gettano le basi di una comunione di animi che va ben oltre le differenze derivanti dalla loro rispettiva identità eterosessuale ed omosessuale. A tal proposito, mi auguro che la Medusa accompagni l’uscita del film con la sigla “Puoi avere delle preferenze sessuali, sentimentali no”.

Se fosse chiamato a descrivere professionalmente e umanamente Ferzan Ozpetek, quali parole utilizzerebbe?

F.O “Sarei sicuramente molto indeciso e titubante, perché fondamentalmente mi reputo una persona insicura. Dal lato professionale sono molto ancorato alla realtà e tendo spesso a rimanere con i piedi per terra, mentre dal lato della vita privata sono una persona che non si stima molto e questo mi crea non pochi problemi a livello sociale e sentimentale. E’ per queste ragioni che mi sono convinto della necessità di lavorare su me stesso, oltre che sui miei film”.

Che importanza hanno avuto gli studi nella sua carriera?

F.O. “Devo dire non molta. Ho frequentato per un anno i corsi d’arte drammatica alla Silvio d’Amico, ho studiato Storia del costume, quindi mi sono iscritto all’università seguendo l’indirizzo di cinema ma devo ammettere che è stata l’esperienza sul campo quella che ha fatto la differenza. Ho intrapreso la carriera di aiuto regista, lavorando dapprima con Massimo Troisi sul set di “Scusate il ritardo” e quindi collaborando con Ponzi, Veronesi, Bava, Ricky Tognazzi e Marco Risi. Dopo quindici anni di intensa attività in questo settore ho deciso che era il caso di seguire una strada tutta mia e mi sono dedicato alla stesura de “Il bagno turco”.

Quali sono i suoi progetti futuri?

F. O. “Al momento sono impegnato su due versanti. Proprio ieri (il 22 gennaio, n.d.r.) ho firmato un contratto molto buono con Tilde Corsi della Medusa per un film di notevole impegno politico sulla condizione delle donne in Turchia. Poi ho in cantiere un altro progetto basato su una storia ambientata a Roma e che ha realmente coinvolto me ed il mio partner con una persona anziana. Non so quale delle due storie riuscirò a sviluppare per prima, molto dipenderà da quello che riserberà il tempo. Non ho ancora in mente chi saranno gli interpreti principali, anche se mi auguro vivamente di poter ancora lavorare con Margherita Buy”.













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