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Al Filmstudio una rassegna dedicata ai maestri del cinema francese degli anni '60.

La Nouvelle Vague

La Nouvelle Vague

La “nouvelle vague” ha mostrato che l’universo morale del cinema è il suo stile.
La “nouvelle vague” ha indicato nella “scrittura” il valore innovativo dell’arte cinematografica.
La “nouvelle vague” ha dimostrato che si possono fare film straordinari con pochi mezzi.
Senza la “nouvelle vague” non ci sarebbe stato forse il ’68.
Senza A bout de souffle, Le quatre–cents coups, Adieu Philippine non ci sarebbe stato forse il Maggio francese.

Così l’Assessore alle Politiche Culturali Gianni Borgna presenta quest’unica ed interessante retrospettiva dedicata alla Nouvelle Vague, in programma dall’8 maggio al 2 giugno nelle due sale storiche del Filmstudio.
Il programma comprende 60 film di 27 autori, con la proiezione di opere ormai entrate nella storia del cinema, alcune delle quali mai proiettate in Italia.
La Nouvelle Vague francese è stato il movimento più rivoluzionario del dopoguerra, che ha cambiato le regole stilistiche del cinema.

Tutti i film proiettati costituiscono un percorso criptico, che parte dai punti di riferimento ideati dalla Nouvelle Vague, cioè Rossellini con Europa 51, Bergman con Monica e il desiderio (Sommaren med Monica), e Jean Renoir con il film culto Boudu salavto dalle acque (Boudu sauvé des eaux), tre cineasti che hanno cominciato la loro carriera come critici, come studiosi dell’estetica cinematografica e sono poi naturalmente approdati alla regia.

Infatti la Nouvelle Vague è, all’inizio, un’espressione giornalistica non legata in modo particolare al cinema. Francoise Giroud nel 1957 aveva pubblicato sul settimanale L’Express, di cui era caporedattrice, una serie di articoli sui mutamenti di costume delle nuove generazioni con l’obiettivo di presentare un’inchiesta sociologica. Il suo tema principale riguardava l’avvicendamento generazionale che, nel cinema, era diventato di cruciale importanza. I risultati dell’inchiesta saranno pubblicati alla fine del 1957 con lo slogan “La Nouvelle Vague arrive!”

Nel 1959, al Festival di Cannes, Les quatre–cents coups, il primo lungometraggio di Truffaut, selezionato inaspettatamente a rappresentare la Francia, e Hiroshima mon amour di Resnais, s’imporranno all’attenzione della critica e del pubblico in tutto il mondo.
Questi registi erano giovani innamorati del cinema che trascorrevano intere giornate a vedere film, imparando così il loro mestiere. Certo avevano alle spalle una rivista come i Cahiers du Cinéma, che ha dato loro la possibilità di mettere i propri pensieri su carta, di andare avanti nella loro strada. Ma ciò non sottovaluta l’assoluta genialità di questi giovani “impegnati”, che hanno dato valore all’arte del cinema, educando il pubblico a guardare un film in maniera diversa.
La rassegna si propone di far conoscere ai giovani questi film consegnati alla storia del cinema come capolavori, dando la possibilità anche ai cinefili di vedere o rivedere molti film scomparsi dalla circolazione o mai apparsi nei circuiti tradizionali. Per l’occasione hanno collaborato l’Ambasciata di Francia e la Cinémathèque, donando delle copie originali.
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