Era la seconda serata di un venerdì del 1984 quando James "Sonny" Crockett (Don Johnson) e Ricardo "Rico" Tubbs (Philip Michael Thomas) fecero irruzione sugli schermi della NBC per imporre mode e linguaggi innovativi. Il primo episodio di Miami Vice, costato 1,3 milioni di dollari, teneva a battesimo il telefilm più dispendioso della storia ed era destinato a riordinare l’estetica televisiva in un prima e un dopo.
Ferrari, motoscafi, belle donne, mocassini calzati a pelle, abiti dal taglio dandy-caribeño nei colori pastello e musica sintetizzata erano il contesto ideale per mettere in scena le vicende di una coppia di poliziotti dell’antidroga sotto copertura. Tirati a lucido nella migliore tradizione pacchiana e un po’ machista dei narcos, Sonny e Rico potevano confondersi nell’ambiente e monitorare i traffici di stupefacenti che avvenivano nella baia. A colorire i buoni propositi del classico poliziesco c’era però l’approccio sfrontato di due protagonisti dallo stile di vita disinvolto. All’epoca della prima stagione Rico arrivava da New York, in cerca di giustizia per il fratello ucciso, imbracciando un fucile a canne mozze, mentre Sonny viveva su una barca insieme a Elvis, un coccodrillo addomesticato. Eccentrici e impertinenti in perfetto stile anni Ottanta.
Anche dal punto di vista professionale il prodotto risultava rivoluzionario. Competenze tecniche fino ad allora appartenenti al cinema come l’uso della fotografia, delle luci, del montaggio e della banda sonora venivano trasferite al formato ridotto della produzione televisiva sotto la guida esperta e lungimirante di Michael Mann. Tutto era curato nel dettaglio con soluzioni maniacali che strutturavano l’immagine intonando i costumi alle locations. Anche il soundtrack, che aveva un peso narrativo, venne composto su commissione e presto s’impose come modello musicale nel panorama elettronico contemporaneo, tanto che le case discografiche erano disposte a darsi battaglia pur di promuovere l’ultimo disco in un episodio di Miami Vice.
E infine lei: Miami! Crocevia delle Americhe con la carica dinamica dell’impulso capitalista e il fascino sensuale di una donna creola sdraiata all’ombra delle palme, frontiera violenta e luogo di scambi portuali, formicaio sovraffollato in cui crimine e bella vita vanno a braccetto.


Don Johnson

