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Una donna moderna, contraddittoria e ribelle: arriva sul piccolo schermo il film di Carlo Lizzani sull’ultima regina italiana, in onda in due parti lunedì 7 e martedì 8 gennaio alle 20.50 su Raiuno.

Maria José: l'ultima regina

Una donna moderna, contraddittoria e ribelle: arriva sul piccolo schermo il film di Carlo Lizzani sull’ultima regina italiana, in onda in due parti lunedì 7 e martedì 8 gennaio alle 20.50 su Raiuno.

A quasi un anno dalla morte di Maria Josè, l’ultima regina d’Italia, arriva sul piccolo schermo un film di Carlo Lizzani che, con il suo riconoscibile tocco da maestro del cinema, ripercorre le vicende della principessa del Belgio dagli anni della sua dolescenza fino al matrimonio con il principe Umberto di Savoia e la fine della monarchia. Annunciato come uno dei prodotti di punta di Rai Fiction, “Maria Josè: l’ultima regina”, in onda lunedì 7 e martedì 8 gennaio alle 20.50 su Raiuno, è un film che merita grande attenzione, non solo per la regia e per l’interpretazione degli attori -dalla efficace e sensibile Barbora Bobulova nel ruolo di Maria Josè al contenuto Alberto Molinari in quello del marito Umberto di Savoia– ma anche per il magnifico ritratto della protagonista, “una donna moderna, ribelle, anche contraddittoria e sicuramente all’avanguardia in molti campi”, come dice Lizzani.
Ed è soltanto un caso che il film, realizzato da Elio e Maurizio Manni per Progetto Immagine e costato 7 miliardi e 700 milioni, esca proprio adesso, a circa un anno dalla scomparsa di Maria Josè, morta a 94 anni. “In realtà è un’opera che viene da molto lontano, dice Lizzani, e non si tratta certo di un instant movie. Questo film è il frutto di un lavoro di incrocio tra le biografie scritte da Arrigo Petacco e Adele Cambria ed una serie di interviste, testimonianze e documenti raccolti in trent’anni”. Ma non solo. Prodotto da Rai Fiction, il film è il coronamento di un vecchio progetto di Lizzani dato che l’idea orginale risale addirittura al 1964, l’anno in cui il regista realizzò “Il processo di Venezia”. Subito dopo, infatti, il cineasta avrebbe voluto girare un film intitolato “La caduta dei Savoia” con Ingrid Bergman e Maximilian Schell nei ruoli di Maria Josè e Umberto ma il progetto non andò in porto. Se ne tornò poi a parlare negli anni ’80 (nel frattempo per il ruolo della protagonista Lizzani si era indirizzato verso Dominique Sanda), ma anche il secondo tentativo non vide la luce per una serie di motivi diversi. E’ grazie alla Rai, dunque, se il film è arrivato in porto e a ricordarlo è Stefano Munafò, il direttore di Rai Fiction. “Questo progetto è nato due anni fa, dichiara Munafò, e per certi versi si è trattato anche di una scelta rischiosa. Per ovviare al pericolo della standardizzazione, abbiamo cercato di selezionare alcune miniserie che raccontassero la storia e le radici dell’identità italiana ed è in questo filone che si inseriscono titoli come “Maria Josè” di Lizzani o i prossimi “Perlasca”, “La guerra è finita” e “La meglio gioventù”. Perché scelte rischiose? Si tratta di un’offerta in controtendenza a Mediaset, ma anche rispetto ai gusti prevalenti del pubblico”.
Gli spettatori, in ogni caso, non tarderanno a farsi conquistare da questo straordinario personaggio femminile che, interpretato in modo molto convincente dalla Bobulova viene inquadrato da Lizzani nel periodo compreso tra il 1917 ed il 1946. Lo scenario è quello dei palazzi di corte in Italia e in Belgio, degli alti comandi militari in Piemonte, a Napoli e a Roma, dei circoli nobiliari e del Vaticano. Nella prima parte, in onda lunedì 7, il regista ritrae gli anni dell’adolescenza della principessa del Belgio – Maria Josè apparteneva alla famiglia Sassonia-Coburgo- il suo periodo di studi nel collegio di Poggio Imperiale a Firenze dove conobbe Umberto di Savoia a cui era promessa e i primi anni del suo matrimonio. Ecco, dunque, incastonati in un alto registro stilistico il privato di Maria Josè, il suo dolore di fronte all’indifferenza di Umberto, i tentativi disperati di trovare un punto d’incontro tra due personalità così diverse: lei raffinata, amante delle opere, del teatro, delle arti, lui dedito ai balli, alla mondanità dell’aristocrazia piemontese, alle frequentazioni dei varietà. Una donna coraggiosa, e non solo nello sfidare le convenzioni sociali ergendosi a benefattrice dei “bassi” napoletani o recandosi in Africa come crocerossima ma anche nel tener testa al padre di Umberto, re Vittorio Emanuele III. In fondo, benchè sposata a colui che era considerato il più bel principe d’Europa (nel film, però, non mancano accenni ad una sua presunta omosessualità), Maria Josè versò non poche lacrime nei primi anni del suo matrimonio e neanche il trasferimento dal Piemonte a Napoli la aiutò a superare i momenti di crisi. A Lizzani, però, interessa non solo tratteggiare la personalità complessa della regina ma anche raccontare la crucialità di quel periodo storico e, pur rivolgendosi alla platea televisiva, il film dedica ampio spazio agli sforzi di Maria Josè nel dare alla monarchia italiana un’immagine diversa e moderna.

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