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Intervista ad un'attrice senza etichette
GIOVANNA MEZZOGIORNO
Intervista ad un'attrice senza etichette
Come si è preparata al ruolo di Francesca?
G. M. "E’ stata un’esperienza molto particolare. La prima persona che ho ascoltato tanto è stata ovviamente Gioia Scola ed il suo racconto sull’esperienza vissuta in carcere, anche se non voglio scendere in dettagli, mi ha comunicato molte cose. Per il resto non ho parlato con detenute, il mio unico contatto carcerario risale al periodo in cui lavoravo in teatro con Peter Brook, quando portammo il suo “Qui est là” in un penitenziario francese."
Cosa l’ha attratta maggiormente in questo personaggio?
G. M. "La cosa che mi è piaciuta di più è che Francesca non parla tanto, è un film fatto di sguardi e di silenzi, in un ambiente rarefatto come quello di una cella e questo ha avuto una particolare incisività anche nella lavorazione sul set. In fondo quando Francesca entra nel carcere non conosce nulla di questo mondo, un po’ come entrerei io."
Dopo “L’ultimo bacio” la ritroviamo protagonista di film che non puntano certo al botteghino. Una coincidenza?
G. M. "Scelgo i copioni solo se mi piacciono, se mi emozionano o mi colpiscono per una ragione particolare. Una volta, guardando la Tv, sentii Meryl Streep dire che una sceneggiatura viene scelta perché in qualche modo tocca una corda che c’è dentro di noi. Ecco, all’inizio non si sa esattamente qual è, poi magari si tocca il tasto giusto."
Secondo lei quali sono, i pregi di un film come “Malefemmene”?
G. M. "E’ una storia niente affatto didascalica, e poi l’asciuttezza della sceneggiatura mi è sembrata una cosa davvero rara e preziosa. In Francesca ho trovato un atteggiamento estremamente condivisibile, certamente chiuso ma non aggressivo o arrogante. Il suo silenzio è molto dignitoso, ma anche rispettoso nei confronti delle altre detenute."
E’ un film davvero agli antipodi rispetto a “L’ultimo bacio”
G. M. "Quando ho iniziato a girare “Malefemmene”, venivo da un’esperienza come il film di Muccino, molto diverso, fatto di dialoghi vorticosi e di location diverse ogni giorno. Qui, invece, si svolge tutto in un carcere, ma nella cella c’è tutto quello che esiste anche fuori. Cene, arrabbiature, confidenze, persino la Tv, solo che è vissuto tutto all’interno."
Qual è stato il suo rapporto con Gioia Scola, che oltre ad essere produttrice ha anche scritto il soggetto e la sceneggiatura del film?
G. M. "Gioia è una persona che mi ha commosso, disarmante per il suo candore e per il suo modo di essere. Lei mi ha confidato che se non fosse stato per l’amicizia di alcune detenute, in cella sarebbe morta di crepacuore. In fondo deve molto alle persone che ha incontrato in carcere."
Nel film si trova spesso a dividere la scena con una grande attrice come Angela Molina. Cosa le è rimasto di questo incontro?
G. M. "Inutile parlare del suo grande talento, lo sanno tutti: guardate i suoi primi piani in questo film! Io posso solo aggiungere che è anche un’attrice molto generosa, sempre pronta ad aiutarti e con una vena di follia interessante."
Apriamo una parentesi: oltre che al cinema, adesso sei contesa anche in Tv e, come sempre, la consacrazione arriva con il Festival di Sanremo. Quest’anno ci sarai anche tu nel parco attrici del Teatro Ariston ?
G. M. "Effettivamente ho avuto una proposta per Sanremo ed è una cosa che mi rende molto orgogliosa e felice, visto che mi arriva da un professionista come Pippo Baudo. In ogni caso devo pensarci, non so se potrò accettare perché nello stesso periodo sarò impegnata in Marocco per “Il più crudele dei giorni”, il film sulla tragedia di Ilaria Alpi."
Un caso che, proprio in questi giorni, è stato paragonato alla scomparsa drammatica di Maria Grazia Cutuli, la giornalista uccisa in Afghanistan. Qual è stata la sua reazione in merito a questo omicidio ?
G. M. "Una delle prime cose che ho fatto è stato mandare un telegramma ai genitori di Ilaria, che ho conosciuto qualche settimana fa. Penso che siano stati contenti del mio gesto. Riguardo il film su Ilaria, ho accettato perché ha una sceneggiatura bellissima. Per documentarmi meglio ho letto anche il libro di Maurizio Torrealta. Prima del film non sapevo molto sulla sua storia perché il ’94 fu anche l’anno della morte di mio padre, quindi avevo problemi personali da risolvere."
Dal suo primo ciak come è cambiata Giovanna Mezzogiorno in questi anni?
G. M. "All’inizio ero terrorizzata, vivevo una grande responsabilità perché ero la figlia di Vittorio Mezzogiorno. Oggi sono molto contenta, sicuramente, ma non mi sento affatto un’attrice arrivata."
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