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Un lucido teorema sull'infelicità umana.

La sicurezza degli oggetti

La sicurezza degli oggetti

Un film di Rose Troche
Con Glenn Close, Dermot Mulroney, Jessica Campbell
Usa, UK, 2001


Oggetti familiari, rassicuranti, che sono lì a ricordarci chi siamo. E che si pongono fra noi e gli altri, chiudendoci nell’isolamento come i recinti che dividono le quattro abitazioni raccontate nel film.

Quattro famiglie vicine di casa consumano esistenze anguste nella periferia residenziale americana: Esther (Glenn Close) accudisce il figlio Paul, che giace in coma nel proprio letto ormai da un anno. Intorno al capezzale del figlio, gli altri membri della famiglia –il marito Howard e la figlia Julie- si allontanano alla deriva. Dalla finestra di fronte si può vedere Annette, alle prese con due figlie problematiche e un divorzio delicato. Poi c’è Helen, che cerca nel tai-chi un rifugio alla noia matrimoniale, ripetendosi come in un mantra “non mi pentirò delle mie azioni”. Nella casa accanto c’è Jim, avvocato di successo, che dopo una vita dedicata al lavoro si è reso conto che la sua famiglia funziona benissimo senza di lui. E suo figlio, Jake, che ha trovato nella Barbie della sorella una fidanzatina loquace ed esigente. E infine Randy, giardiniere turbato da oscuri rimpianti.

Storie di ordinaria infelicità, di drammi sottaciuti che spingono per riemergere. Tratto dalla raccolta di A.M. Homes “The safety of objects”, il film di Rose Troche cerca di unire in un’unica storia sette racconti nati come universi separati, senza fare un film a episodi. Il tentativo è riuscito creando come fil-rouge il drammatico incidente d’auto di Paul, che in un modo o nell’altro tocca tutti i membri del vicinato e li mette di fronte a un dilemma.

Tutti hanno proiettato se stessi e le proprie emozioni nelle cose sbagliate, cercando di reprimere l’angoscia quotidiana con la sicurezza degli oggetti: la chitarra di Paul, gli elettrodomestici di Susan, il lavoro di Jim. Lavastoviglie sterilizzanti e merendine ipocaloriche. Oggetti che catalizzano desideri, esorcizzano paure, promettono felicità.

Una ricerca delle “cose” che si spinge fino all’escalation in cui Jim e Esther si ritrovano in un centro commerciale a partecipare a un grottesco concorso per vincere un auto a quattro ruote motrici, un oggetto che nessuno dei due desidera. La scena rappresenta un capolavoro di umorismo amaro, in cui i personaggi si ritrovano a fare gesti che non gli appartengono, estraniati come in un racconto di Carver.

“La sicurezza degli oggetti” è il film della maturità per Rose Troche. Lontana dalle sperimentazioni visive di Go Fish, la regista ci propone una pellicola amara e perfetta, a tratti commovente. Un lucido teorema sull’infelicità umana con l’ironia di American Beauty e la coralità di Magnolia. Insomma, una pellicola decisamente riuscita.
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