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Dall’ultima e più famosa commedia di Oscar Wilde, Parker ne ha tratto un film divertente, energico e pungente. Con Rupert Everett e Colin Firth.

L’importanza di chiamarsi Ernest

Dall’ultima e più famosa commedia di Oscar Wilde, Parker ne ha tratto un film divertente, energico e pungente. Con Rupert Everett e Colin Firth.

“Un film fragile”. Così si apre il sipario di una tra le più celebri e applaude commedie, ma questa volta lo spettacolo non è sul palco, ma raccontato e reso vivo in un brillante e scorrevole film diretto dalla magistrale regia di Oliver Parker.

Dall’ultima e più famosa commedia di Oscar Wilde, Parker ha tratto il film L’importanza di chiamarsi Ernest e, dopo Un Marito Ideale, il regista e Rupert Everett tornano a misurarsi con la penna geniale e affilata del grande poeta inglese.

Eccezionalmente il regista è riuscito a tirar fuori dalle radici del testo tutte le qualità nascoste di quest’opera, catturandone spirito e energia, riuscendo a creare scene che sono risultate ancor più commoventi e bizzarre di quanto una commedia teatrale possa fare.

Con un cast che si è rivelato al sopra di ogni aspettativa, la commedia è stata tirata fuori “dal salotto” senza però prendersi tutte le libertà che voleva dal testo originale.

E’ infatti al 90 per cento tutto fedele alla straordinaria creatività di Wilde, e la differenza sta nella capacità che ha avuto il regista di sviscerare il testo, renderlo per il cinema nonché reale, più accurato nell’espressione delle sensazioni e nella sottolineatura dei particolari.

Gwendolen, figlia della vittoriana e severa Lady Bracknell, (il premio Oscar Judi Dench) e l’amica Cecily, entrambe giovani da marito, sono disposte a sposare ad amare un uomo, purchè si chiami Ernesto. Un nome che in inglese infatti si pronuncia come la parola earnest, ovvero “onesto”.
La fissazione delle ragazze è tale che John Worthing (Colin Firth) d’ignoti natali e figlio di una “borsa” recuperata a Victoria Station) pur di corteggiare con qualche speranza Gwendolen, finge di possedere proprio quel nome.
Una finzione che tocca pure ad Algernon, (Rupert Everett) innamorato a sua volta di Cecily: si dichiarerà fratello di John, di cui Cecily è la pupilla, e si farà chiamare Ernesto, pur di poterle stare accanto.

“Ernesto è l’unico nome davvero affidabile, è un nome che produce vibrazioni” per le due fanciulle, che immerse nei rigidi schemi vittoriani sembrano riuscire a sognare solo immaginandosi di sposare un uomo che si chiami così.

Il film si basa molto sullo spazio che intercorre tra realtà e fantasia, e la principale innovazione di Parker è quella di dare al pubblico un assaggio delle vite nascoste dei suoi personaggi.

In una storia che come Wilde l’ha definita è “una delicata bolla di fantasia”, l’arte sembra rimanere leggera come l’aria, e per tutto il tempo sfida i nostri pregiudizi e rimprovera la nostra intolleranza.
Tocca i temi dell’identità e dell’ingiustizia sociale senza mai far sudare, anzi, riuscendo con il giusto umorismo e sarcasmo a stuzzicare la nostra attenzione.

Dopo oltre un secolo Oscar Wilde risulta ancora moderno e sempre attuale, capace di mascherare dietro una brillante comicità e bizzarri paradossi acute introspezioni, e mai questo autore è stato più perspicace né profondo di quando il suo tocco è al massimo della leggerezza.
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