"The Wind that Shakes the Barley" significa letteralmente 'il vento che soffia sull'orzo' ed e il verso di una ballata irlandese composta alla fine del diciottesimo secolo. Una canzone che inneggia alla resistenza

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"The Wind that Shakes the Barley" significa letteralmente 'il vento che soffia sull'orzo' ed è il verso di una ballata irlandese composta alla fine del diciottesimo secolo. Una canzone che inneggia alla resistenza

Il regista operaio

"The Wind that Shakes the Barley" significa letteralmente 'il vento che soffia sull'orzo' ed è il verso di una ballata irlandese composta alla fine del diciottesimo secolo. Una canzone che inneggia alla resistenza

 

Finale a sorpresa al Festival di Cannes. Contro ogni previsione, il presidente Wong Kar-wai assegna a Ken Loach la Palma d’oro per il Miglior Film in concorso (“The Wind that Shakes the Barley”). Il titolo significa letteralmente il vento che soffia sull’orzo ed è il verso di una ballata irlandese composta alla fine del diciottesimo secolo. Una canzone che inneggia alla resistenza. Coerente col suo modo di raccontare la realtà attraverso il cinema, Loach mette in atto una denuncia contro l’imperialismo britannico al tempo della lotta per l’indipendenza irlandese. Il suo motto è ‘conoscere il passato per capire meglio il presente’ perché la storia non la scrivono (solo) i vincitori.     

Ken Loach viene dal direttamente dal documentario. E prima ancora, dal teatro. Dopo gli studi in legge presso la St.Peter’s Hall di Oxford, si stabilisce a Birmingham. Aveva 27 anni quando decise di darsi al teatro sperimentale con la compagnia dell’università.

Nel 1961 lavora come aiuto regista per l’emittente televisiva BBC di Londra. In questo periodo conosce il produttore Tony Garret e insieme danno vita ad un rivoluzionario genere televisivo. Il docu-drama utilizzava tecniche documentaristiche per raccontare storie di fantasia, con l'obiettivo di creare consapevolezza politica fra la classe operaia e il ceto medio.

Da questo momento inizia la militanza politica del regista Ken Loach: un cinema civile al servizio del proletariato.

Il riconoscimento del pubblico arriva dagli anni Novanta in poi. Al centro di ogni storia, la vita dura della classe operaia:  madri perseguitate dall’ottusità dei servizi sociali in “Ladybird, Ladybird” (1994), giovani idealisti pronti a morire per una giusta causa in “La canzone di Carla” (1996), alcolizzati redenti in “My name is Joe” (1998), immigrati sfruttati in “Brad and Roses” (2000), ferrovieri a rischio licenziamento in “Paul, Mick e gli altri” (2001). E così via...

Orgoglioso e tenace oppositore dell’attuale governo inglese, Loach vive il suo 'scomodo' successo fuori dai riflettori. In campagna, con sua moglie e i suoi cinque figli.   

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COMMENTI:
  • Giovanna
    giovedì 6 luglio 2006
    ore 12:38
    Mi dispiace dover contraddire l'autore dell'articolo, ma si tratta di un errore piuttosto grave. Il film di Ken Loach intitolato "Kes" non è del 1991, ma risale a una ventina di anni prima e non tratta la questione dei minatori, bensì di un bambino alienato, di famiglia povera, la cui unica speranza viene dal suo "alter ego", ossia il falcone che il ragazzo chiamerà Kes - Kestrel è la parola inglese per falcone (o sui generis, non sono ornitologa). Forse l'autore dell'articolo si riferiva al film "Riff Raff", girato nel 1990, uscito nel 1991. Vedere prima di scrivere.
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