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Editoriale

Un attore con l'amore per i deboli, i perdenti, le voci fuori dal coro.

Jhonny Depp

Jhonny Depp

Johnny be good, fai il bravo Johnny. Questo è probabilmente il mantra scaramantico della minuta Vanessa Paradis, attuale fidanzata di Johnny Depp e madre della piccola Lily-Rose Melody Depp, nata nel maggio del ‘99. Lunga è in effetti la scia di amori che il bel Johnny si è lasciato alle spalle; e di uno, quello per Wynona Ryder, gli è rimasto un ricordo parzialmente indelebile, il tatuaggio a forma di cuore che ancora gli segna l’avambraccio destro. Dopo Vanessa e Lili-Rose, Johnny giura che la lista di ex fidanzate illustri non si allungherà ancora, ma come credergli fino in fondo, visto che il turbinio della sua vita privata ha finora concorso non poco a fargli guadagnare notorietà e successo: è stato fidanzato con Sherilyn Fenn e con Jennifer Grey, ha avuto una relazione di cinque anni con la tormentata top model Kate Moss, a venti anni è stato sposato con la musicista Lori Anderson. E fu lei a presentare Nicholas Cage al giovane Johnny, giunto a Los Angeles dalla Florida deciso a sfondare come rock star. L’agente di Cage gli procurò il ruolo di Glen, lo sfortunato giovanotto che finisce... divorato da un letto in “Nightmare – Dal profondo della notte” di Wes Craven, ossia la prima, gloriosa apparizione del memorabile Freddy Krueger negli incubi di tutti gli adolescenti. Il destino di Depp è segnato: accantonata la musica per il cinema, Johnny sopravvive a quattro anni di televisione, interpreta il teppistello dal cuore d’oro nel musical parodistico “Cry Baby” di John Waters e finalmente approda, nel 1990, ad “Edward mani di forbice”, la triste storia del freak dolce ed oscuro che la colorata provincia americana non può che rifiutare con violenza. Il successo del film proietta sia lui che il regista, Tim Burton, nell’olimpo delle celebrità che possono permettersi anche scelte difficili: nel ruolo di Edward è infatti già preconizzato il conclamato amore di Depp per i deboli, i perdenti, le voci fuori dal coro, un amore mai più rinnegato. Continua la sua vita allegramente dissipata fra risse e party selvaggi organizzati nel suo malfamato locale, il Viper Club di Los Angeles, (di fronte al quale, nel 1993, morì di overdose River Phenix) e si conquista un’aura da ultimo dei ribelli, paragonato a James Dean e a Marlon Brando, perseguendo le sue scelte artistiche fortunatamente non convenzionali. E’ Axel in “Arizona Dream” di Kusturica, un complesso affresco di simboli sulla provincia americana distribuito solo nel 1996, quattro anni dopo la sua effettiva realizzazione. Viene diretto da Lasse Hallstrőm nel suo film più ispirato, “Buon compleanno Mr Grape”, in cui rifulge (e non era certo un’impresa facile) come fratello maggiore di un ragazzino handicappato incarnato da un giovanissimo Di Caprio. Nel 1994 torna a lavorare con Tim Burton in“Ed Wood”: Depp si cala nei panni, all’occorrenza anche di foggia femminile, del regista fino a quel momento più sconosciuto di Hollywood, un sognatore che non ha mai accettato di piegarsi di fronte alla dura realtà e che il film di Burton ha trasformato in un noto autore di B-movies. L’anno dopo, Depp viene diretto dal grande Jim Jarmush in uno dei suoi film più cupi, “Dead Man”, ed ha così la fortuna di essere l’insolito protagonista dell’ultimo dei western, la storia di un commesso viaggiatore che attraversa tetre lande innevate, inseguito dai banditi più abbietti che si siano mai visti e destinato a morte certa da una pallottola che si porta dentro. Il film di Jarmush è una vera e propria lapide posta sul genere, e Depp lo sottolinea con la sua angelicità, dando vita ad un personaggio completamente estraneo alla ruvida epica della frontiera. L’anno successivo, Depp sceglie per la sua prima regia “Il coraggioso” la storia di un mezzosangue che finisce in uno snuff movie, un’immersione verso il fondo dello squallore nato dall’esclusione razziale, tema questo che accalora sempre Depp, il quale ha sangue Cherokee nelle vene. Nel geniale “Paura e delirio a Las Vegas” di Terry Gilliam appare invece grottescamente imbruttito, con occhialoni e capelli diradati, giornalista on the road dedito alle pratiche drogastiche più deliranti, affiancato da un Benicio del Toro ingrassato, anch’egli pressoché irriconoscibile.
E, dopo Ichabod Crane, il poliziotto di “Sleepy Hollow”, ancora con il mentore Tim Burton, Depp ha scelto due personaggi diversi ma accomunati proprio dalla passione per la droga: cocaina in “Blow”, la storia di uno dei trafficanti più noti di tutti i tempi; oppio in “From Hell”, in cui è un investigatore sulle tracce di Jack lo squartatore.
E così, gentile ma inesorabilmente attratto dall’oscurità, prima scatenato cultore di mille stravizi adesso compìto padre di famiglia che si concede solo qualche sigaretta ed un po’ di vino, Johnny Depp continua ad infondere nei suoi personaggi un’ambigua, affascinante mistura di ingenuità e profonda conoscenza della vita, rendendoli sempre riconoscibili e, probabilmente, simili a sé.
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  • FILM DRAMMATICO | 
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