John Turturro e stato capace di costruirsi una carriera da antieroe dello schermo.
John Turturro è stato capace di costruirsi una carriera da antieroe dello schermo.
Tra Spike e i Coen
John Turturro è stato capace di costruirsi una carriera da antieroe dello schermo.
È però tra l’89 e il ’91 che l’attore conosce la definitiva affermazione, incontrando un esordiente del calibro di Spike Lee, che dopo Fa’ la cosa giusta non se ne separerà più, e i terribili fratelli Joel e Ethan Coen, che lo reclutano in Crocevia della morte: in poco tempo si susseguono altre due pellicole del regista afroamericano, Mo’ Better Blues e Jungle Fever, in cui gli spetta di nuovo un personaggio violento e razzista, ma soprattutto arriva Barton Fink (1991), il film porta i Coen alle stelle. Palma d’Oro a Cannes e ne fa vincere una anche a Turturro come protagonista, che paradossalmente si ritrova a conquistare la notorietà nei panni dello schivo e tormentato commediografo in lotta contro la Hollywood più becera.
Ormai capace di una certa indipendenza, un attore può anche permettersi l’esordio dietro la macchina da presa, e il nostro si cimenta interpretando e firmando Mac (1992): la storia di una famiglia italoamericana, tiranneggiata dal fratello maggiore per la faticosa riuscita di un’impresa edile conquista di nuovo Cannes, dove il film vince la Caméra d’Or per la migliore opera prima. L’esperienza di regista non rimarrà isolata, ma proseguirà nel ’98 con Illuminata - ironica vicenda di una compagnia d’attori girovaghi ai primi del novecento - che non riscuote molto interesse ma conferma l’ostinazione di Turturro a non arrendersi a scelte facili e a snobbare la filosofia del mainstream.
A rimarcarlo è la carrellata di ruoli che nel frattempo lo ha consacrato: concorrente proletario e destinato alla sconfitta in Quiz Show, di Robert Redford, giocatore metodico e introverso in Rounders (alla proiezione veneziana è bastato il suo nome nei titoli a far partire un applauso), immancabile in Clockers, Girl 6, He got game di Spike Lee, ritrovato dai Coen nell’ultimo Fratello dove sei?
Tempestato come pochi altri da dozzine di copioni di autori indipendenti, lo scoviano in questi giorni nel piccolo L’uomo di Talbot, dove veramente riesce a portarsi l’intero film sulle spalle. D’altronde, alzi la mano chi non si ricorda di Jesus, il suo delirante e inarrivabile giocatore di bowling ne Il grande Lebowski: e pensare che restava in scena per soli cinque minuti…
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