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Gael Garcia Bernal, messicano, venticinque anni. E' bellissimo, è bravissimo, è la nuova promessa del cinema. Dopo il successo di "Y tu mama tambien" arriva adesso sugli schermi con Almodovar e Salles.
Bernal il più bello
Gael Garcia Bernal, messicano, venticinque anni. E' bellissimo, è bravissimo, è la nuova promessa del cinema. Dopo il successo di "Y tu mama tambien" arriva adesso sugli schermi con Almodovar e Salles.
Bello, bello, bravo. Ma anche bravo, bravo, bello. La sua natura si fonde in questo equilibrio tra virtù e incanto. La sua bellezza efebica è la miglior veste per un talento così sanguigno. E quegli occhi smeraldini di ramarro sembrano appartenere più a un rettile che a un uomo. Questo è il fascino di Bernal: qualcosa di poco umano, qualcosa di troppo umano.
Figlio di attori, nasce il 30 novembre del 1978 a Guadalajara, in Messico. La sua carriera comincia nell'89, quando undicenne partecipa alle riprese di una serie TV di nome "Teresa".
Nel '92 raggiunge la notorietà in America Latina con un'altra serie TV, "Abuelo y yo, El" che gli frutta una prima piccola parte in un film. Nel 1996 è Martìn in "De tripas, corazon", pellicola mai distribuita in Italia. Internazionale invece è "Amores Perros" di Alejandro Gonzalez Innaritu, film del 2000 che lo lancia sugli schermi di tutto il mondo. Gael interpreta qui la parte di Octavio, un ragazzo di borgata con un amore un po' troppo cocciuto per i cani e per la ragazza di suo fratello. Nel 2001 è protagonista, insieme a Diego Luna (suo intimo amico), del film di Alfonso Cuaròn "Y tu mama tambien", nel quale Gael è Julio Zapata, un ragazzo che in un viaggio occasionale capirà meglio il mondo, il dolore e la sua sessualità di adolescente. Questo ruolo lo porta a Venezia dove, con la spinta di Nanni Moretti nel 2001 presidente di giuria del Festival, vince il premio Mastroianni. Ancora sconosciuto Gael Garcia Bernal viene lanciato definitivamente nel mondo del cinema. Cominciano ad aprirsi per lui anche le porte di Hollywood. Ed è proprio ad un party post- Oscar che Gael ha incontrato - pare - un amore americano. si tratta di Natalie Portman, la bimba indimenticabile di "Leòn" nonché principessa Padmè Amidala di "Star Wars".
Al giovane attore non sfuggono i ruoli più controversi, e in particolar modo quelli meno amati dalla Chiesa. Nel 2002 ritorna sul grande schermo con "Il crimine di Padre Amaro", storia di un giovane prete innamorato. In "Nessuna notizia da Dio" è un boxer a cui vengono inviati due angeli dal cielo ( Penelope Cruz e Victoria Abril) che si contenderanno la sua anima in bilico tra bene e male. Ma solo adesso cominciamo a renderci conto di questo moretto dagli occhi verdi, ora che il grande Pedro Almodovar lo ha voluto per il suo ultimo film presentato fuori concorso al Festival di Cannes. Il regista spagnolo ha visto in lui "il doppio profilo", quello femminile e quello virile, e gli ha dato nel suo lavoro più autobiografico "La mala educacion" un triplice ruolo: quello dell'ambiguo Ignacio, quello di Juan in arte Angèl e quello di Zahara, un trans di infinito fascino e grande sensibilità. Vite che si intrecciano nella Spagna franchista in cui visse il giovane Pedro, un rigido collegio di preti dove repressione e perversione sono all'ordine del giorno.
Walter Salles lo ha voluto invece per un ruolo completamente diverso. Ne "I diari della motocicletta" Gael è il mitico Che Guevara in viaggio per l'America Latina, quel viaggio che decise il suo destino di leggenda e di rivoluzionario. Ma non è la prima volta che Gael Garcia Bernal si trova di fronte a questo ruolo. Già nel 2002, nella serie TV messicana "Fidel", aveva interpretato il Che della rivoluzione cubana. Dice l'attore: «La prima volta che ho sentito parlare del Che avevo 5-6 anni. Fu quando andai con i miei genitori a Cuba: mio padre mi spiegò allora chi fosse quell'uomo che vedevo ritratto sui muri di tutte le case dell'isola e persino sulle monete. Sono cresciuto, come quasi tutti in America Latina, con il mito di Guevara. I miei genitori erano impegnati politicamente. E molti miei amici erano figli di rifugiati politici. Il Che era davvero un simbolo. E non solo da portare sulle magliette».
Per nulla sprovveduto, l'attore messicano è fiero di far rivivere questo grande personaggio.
Arricchito dall'esperienza, non riservata a tutti, di Almodovar, e forte del premio Choppard/Studio di un anno fa, Gael Garcia Bernal incarna la promessa del nuovo cinema. Bello e bravo, a quanto pare anche simpatico, promette al pubblico grandi cose.
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