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La storia degli hijos è stato il crimine ultimo della dittatura
Intervista a Marco Bechis
La storia degli hijos è stato il crimine ultimo della dittatura
72 sono stati ritrovati vivi, 8 di loro sono stati ritrovati morti nei cimiteri clandestini.
Tutti i 72 ragazzi ritrovati (oggi hanno tra i venti e i venticinque anni) sono tornati a vivere con la loro vera famiglia (zii, nonni) e solo 4 tra loro hanno preferito rimanere con la famiglia che li ha rubati.
Fonte: Associazione "Nonne di Plaza de Mayo"
Ho incontrato Marco Bechis pochi giorni prima dell’uscita del suo nuovo film, Hijos, insieme al bravissimo protagonista argentino Carlos Echevarria, al suo secondo lavoro dopo il drammatico Garage Olimpo, dello stesso regista.
Dopo l’esperienza di Garage Olimpo, film completo nel suo genere, come mai un altro film sui desaparecidos?
In realtà i due film erano stati concepiti insieme, erano le due facce della stessa moneta, Garage Olimpo raccontava la storia di vent’anni fa, Hijos doveva raccontare ciò che succede oggi, con quel problema, la storia degli hijos è stato il crimine ultimo della dittatura, cioè il fatto che figli appena nati a militanti e donne sequestrate venissero poi rubati da famiglie di militari che non potevano avere figli, quindi una concezione che neanche il nazismo aveva sperimentato. In questo caso il criterio di eliminazione era ideologico, i genitori erano ideologicamente irrecuperabili e dovevano essere eliminati, invece i bambini erano tabula rasa, sui quali si poteva operare e renderli un giorno figli della patria.
Pensi che ancora oggi i giovani in Argentina soffrano per questo problema?
Credo che negli ultimi quindici anni ci sia stato un processo di anestetizzazione sulla popolazione attraverso l’illusione di essere tutti ricchi. Il discorso che hanno portato avanti i governi dal 1989 in poi era proprio questo, cioè noi abbiamo un’economia che funziona col dollaro e che quindi ci permette di andare in Europa. Perciò il consumo è stato l’ideologia di base degli ultimi dieci anni. Crescere in quell’ambiente non è facile e molta gente non è riuscita a ricollegarsi con il proprio passato. E’ stato un vero piano culturale, poiché in qualche modo l’economia andava di pari passo con la distruzione di un tessuto culturale. Questa ideologia del consumo ha fatto si che i bisogni fossero necessariamente sempre minori, perché non c’erano i soldi per comprare, ma nello stesso tempo ha creato l’illusione di poter comprare tutto.
Come è stato lavorare nuovamente con Carlos Echevarria, già protagonista di Garage Olimpo?
Ho scelto di lavorare ancora con Carlos Echevarria, perché volevo ridare al personaggio di Hijos una specie di indeterminatezza, che aveva anche il personaggio di Felix in Garage Olimpo, e che era utile per descrivere l’indeterminatezza della situazione psicologica di un ragazzo che ha vissuto tutti quegli anni con due colpevoli come i Ramos. Infatti credo che in una famiglia in cui si verifica all’origine un crimine, rubando un bambino alla madre che sta partorendo e poi uccidendola, pur non parlandone mai, inevitabilmente si subisce un trauma che poi dopo, anche se non viene confessato, si respira per tutta l’infanzia. Quindi quando il ragazzo e la ragazza vengono a conoscere la loro vera identità, in realtà sono in cammino verso una liberazione.
Ora mi rivolgo a Carlos Echevarrìa, che si trova insieme ad un ragazzo, Camilo, dell’associazione “Hijos”, venuto con lui in Italia per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e far conoscere meglio la tragedia di questi figli.
La differenza che hai trovato nel recitare in Garage Olimpo e in Hijos, entrambi film di Marco Bechis?
Sono due personaggi opposti, in Garage Olimpo facevo il cattivo, mentre qui sono la vittima. Come attore questo mi fa piacere perché posso fare cose diverse. Per quanto riguarda il lavoro con Marco l’esperienza è stata simile, poiché abbiamo un bel rapporto e sappiamo subito che cosa cerca uno dall’altro. E’ stata un’esperienza bellissima, perché ho dovuto imparare l’italiano, ha lanciarmi con il paracadute, ho avuto interviste con figli di desaparecidos, di soldati, che sono tornati poi con la loro vera famiglia, ho visto molti documentari per capire ancora meglio cosa avrei dovuto fare, anche se già da Garage Olimpo avevo molte informazioni, perciò è stato più semplice.
Cosa sapevi, prima di lavorare con Bechis, sui desaparecidos?
Io provengo da un piccolo paese dell’Argentina, dove i genitori non parlavano con i figli su cosa succedeva, quindi con Garage Olimpo ho imparato tantissimo, mi ha fatto conoscere molto su questo drammatico argomento.
Il pensiero conformista di destra dice: non bisogna cercarli, vanno lasciati in pace, non dobbiamo turbare la tranquillità familiare. Io credo invece che anche dopo vent'anni, bisogna cercare la verità e smascherare i responsabili del sequestro di bambini, che spesso sono anche i responsabili della scomparsa dei veri genitori. Ognuno di noi ha il diritto di sapere chi è.
(Marco Bechis)
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