Roma.
E' morto nella notte il regista Gillo Pontecorvo, uno dei maestri del
grande cinema del dopoguerra. Tra le sue pellicole più importanti “La
battaglia di Algeri” (Leone d’Oro a Venezia nel 1966 e due nomination
all’Oscar) ma anche “Kapò” e l’ideologico-avventuroso “Queimada”
con Marlon Brando.
Era nato a Pisa nel 1919. Fratello minore dello scienziato Bruno Pontecorvo, Gillo si laurea in chimica e s’interessa di giornalismo. Fu solo dopo aver visto “Paisà” (1949) di Roberto Rossellini che matura in lui il desiderio di mettersi dietro la macchina da presa.
Le
sue prime esperienze in campo cinematografico riguardano la recitazione. Fra i
piccoli ruoli interpretati aveva prestato il volto all’operaio Pietro, fucilato
ne “Il sole sorge ancora” di Aldo Vergaro, primo film finanziato e controllato
dall'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani).
Dopo aver realizzato alcuni documentari (come "Pane e zolfo" e
"Cani dietro le sbarre"), Gillo Pontecorvo dirige la sua opera
prima. Il film s’intitola "Giovanna" (1956) ed è la storia di un'operaia che durante
un'occupazione di fabbrica viene osteggiata dal marito, metalmeccanico
comunista.
L’anno successivo è la volta de "La grande strada azzurra",
tratto da un racconto di Franco
Solinas. E subito si delinea un cinema di grande impegno sociale, fra la verità
del documentario e il fascino del romanzo d’avventura.
Oltre al lavoro di regista e documentarista,
Pontecorvo fu anche direttore della Mostra del Cinema di Ve nezia, dal 1992 al
1996. Fu presidente di Cinecittà
Holding ed aveva dedicato parte degli ultimi anni alla realizzazione di un’assise
mondiale degli autori di cinema.


Gillo Pontecorvo

