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Sono passati trent’anni dal debutto in Italia di “Dallas”, primo capitolo della colonizzazione seriale americana guidata dal più grande cattivo della tv.

Il petrolio di Dallas

Sono passati trent’anni dal debutto in Italia di “Dallas”, primo capitolo della colonizzazione seriale americana guidata dal più grande cattivo della tv.

La Pacific Princess di Love Boat è finita all’asta nel porto di Genova, e Dallas compie trent’anni. Sono cose che succedono, ma mentre la nave che traghettava il pubblico verso storie romantiche sulle note di una sigla cantata da Little Tony (cortesia per il pubblico italiano) va a fondo, l’erba cattiva dei petrolieri è ancora verdissima. Tanta chirurgia estetica dopo infatti i signori del Texas sembrano più giovani di trent’anni fa e, anche tra il pubblico, il mito della saga familiare non soffre stanchezze. Il merito è senz’altro di una trama che seppe osare (ricchezza, sesso, alcolismo, divorzi, figli illegittimi, corruzione e via dicendo) e fu capace di creare dei veri e propri precedenti. Dall’introduzione dell’antieroe J.R. (Larry Hagman), perfido ma irresistibilmente carismatico, fino alla morte di Bobby (Patrick Duffy), tanto indigesta per l’audience, che la produzione ne ordinò la resurrezione inventando un’allucinazione della moglie. Che momento…

Il telefilm era rivoluzionario già nell’impianto che fondava la sua efficacia sulla continuità e sull’abuso di cliffangher. Proprio questa caratteristica innovativa generò nella trasmissione italiana un equivoco su cui la Rai versa ancora calde lacrime. I trent’anni che celebriamo si contano infatti dal debutto italiano che avvenne su Raiuno il 4 febbraio del 1981. Già Raiuno. E perché allora la serie fu uno dei motori del successo della tv commerciale? Perché la Rai, per errore e disattenzione, si mise a trasmettere gli episodi in ordine sparso trasfigurando la storia in un guazzabuglio indecifrabile, e il pubblico -questo sì: è comprensibile- reagì con indifferenza. E’ così che Viale Mazzini decise di liberarsi dell’inutile catafalco vendendolo al Biscione che viceversa, trovò il petrolio su Canale 5 e ne fece l’arma più appuntita nella guerra degli ascolti.

Gli spettatori non opposero più la minima resistenza e incollarono il naso agli ipnotici intrighi tradotti in 67 lingue che stavano appassionando tutto il mondo. Tra i sintomi della pandemia: gli innumerevoli battesimi di Sue Ellen e Pamela tra le bambine nate agli inizi del decennio, e l’isteria che fece il giro della Terra quando qualcuno (ma chi???) osò sparare a J.R.

E mentre Hallmark (canale 128 della piattaforma Sky) sguazza nella nostalgia riproponendo la saga degli Ewing dal lunedì al venerdì alle 11:00 del mattino, Larry Hagman e gli altri protagonisti della storica serie tornano sul set per l’atteso remake che vedrà la luce grazie al network TNT. Trent’anni e non sentirli!
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