“A letto dopo carosello” si
diceva una volta. “A letto prima di Porta a Porta” si direbbe adesso.
Generazioni diverse figlie di una stessa madre: la televisione. Su di essa son
state versate milioni di parole, si sono sprecati ragionamenti e consumate
celebri liti. La più recente tra il duo Fiorello/Bonolis, illustri One man show
moderni, e l’anchor-woman della Rai Simona Ventura.
Al centro della contesa, l’accusa che la tv moderna tenda ad essere ciclica, a ripetersi senza sperimentare nuove strade, nuovi linguaggi. “Bisognerebbe approvare una legge che impedisca ad ogni format di arrivare ad una 4° edizione,” suggerisce Fiorello. “Non a tutti è permesso di scegliere sempre cosa fare. Noi siamo i plebei, gli artigiani della televisione,” replica Simona Ventura. “Dovrebbero osare di più,” aggiunge Gianni Morandi.
Come si dice in certi casi: la verità è nel mezzo. C’è prima di tutto da sottolineare un cambio di direzione della mezzo televisivo. Una volta la tv era investita del ruolo di promotrice culturale, di unificatrice dell’Italia intera, pur nel rispetto delle differenze geografiche. Oggi l’unica cosa che conti veramente è l’auditel. Numeri che determinano il valore di un prodotto, che muovono le dinamiche economiche di una rete determinandone a sua volta l’esistenza.
Un programma è valido se attira
interesse. In che modo non importa.
La ricerca del pubblico, la massimizzazione dei profitti, la concorrenza agguerrita tra le reti nazionali hanno inoltre portato alla disgregazione di un altro termine costituente della tv: il palinsesto. Esempi recenti sono la cancellazione di programmi quali “Il ballo delle debuttanti” o “Fantasia”, la differente collocazione data a “Crimini Bianchi” passata da Canale 5 a Italia 1…Tutti tentativi di salvare il bilancio economico di Mediaset in cui ancora una volta ha prevalso la prospettiva d’azienda ai danni del rapporto con l’utente.
E’ dunque una tv che sta invecchiando o una tv insensibile alle diverse fasce di pubblico?
Non c’è da sorprendersi di fronte al successo della tv on demand, di youtube e dell’Home Video su DVD. Ribellione silenziosa del pubblico giocata sugli stessi numeri che ci penalizzano. Ecco il calo di audience, l’allontanamento dal sistema di interessi, in cui lo spettatore è limitato a subire le politiche di adattamento ad un target di profitto, dove la qualità è un valore non più menzionato se non per estremo opposto del Trash dilagante.
Non c’è soltanto bisogno di un semplice richiamo all’innovazione.
E’ sicuramente diverso il
linguaggio di Fiorello o quello di Bonolis, casualmente (ma non troppo) confermati
anche dalla prova auditel. Datato invece quello dei reality, fissi su una
struttura che in pochi minuti anticipa tra chi scatterà la rissa, chi
abbandonerà il gioco e chi invece verrà eletto paladino del pubblico. Effimero
infine quello dei tronisti e delle loro corteggiatrici, dove il sentimento è
solo un requisito essenziale da dover gestire a comando.
C’è bisogno di rinnovare il rapporto con lo spettatore, ricreare una fiducia e una fidelizzazione non più basata sui “rimanete con noi, perché ne vedrete delle belle”, quanto più sul “rimanete con noi se pensate che possiamo meritarlo”. Noi siamo quelli che dobbiamo rinnovare la tv, noi quelli che possono in realtà deciderestabilire i grandi numeri di auditel e gli stipendi dei protagonisti. Noi i datori di lavoro di un sistema che dovrebbe tornare ad essere “servizio pubblico”, servizio utile.


Simona Ventura