Dall’infanzia, al rapporto con la famiglia Sforza, alla protezione del Cardinal Del Monte, al confino turbolento, alla morte solitaria sulla spiaggia di Porto Ercole, la vita dell’intemperante Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, torna ad essere materia viva, rabbiosa, geniale e sanguigna per una miniserie in due puntate, presentata in anteprima al RomaFictionFest.
Vita e opere dell’artista riconducono al percorso tormentato di un uomo incapace di controllare il sacro fuoco di un talento sconcertante e a tratti esaltato, insofferente al guinzaglio delle regole e vocato all’autodistruzione. Un vorticoso intreccio di luci e ombre che ben si esprime nell’impostazione ribelle e modernissima delle sue tele.
Non si tratta del primo adattamento cinematografico o televisivo sull’esistenza del trasgressivo pittore, eppure l’energia virulenta e l’inclinazione a delinquere del Caravaggio trovano in questa versione più ampio spazio, e la potenza della sua arte si riflette con precisione nella fotografia del premio Oscar Vittorio Storaro, sempre in stato di grazia.
Anche la mimesi dell’attore Alessio Boni con il suo personaggio ha una carica ipnotica. Una prova di recitazione di un interprete che nel calarsi in questo ruolo totalizzante ha riconosciuto inediti punti in comune tra la propria esperienza e quella dell’artista maledetto, non tanto per l’attrazione fatale che lo legava alla morte, ma piuttosto per l’insistenza di alcune coincidenze biografiche quasi profetiche come le comuni radici geografiche o il fatto che entrambi abbiano un fratello prete e che casualmente il primo insegnante di Boni avesse lo stesso nome del primo cliente del Caravaggio.
Chi ha avuto occasione di vedere lo sceneggiato del 1967 con Gian Maria Volontè, rimarrà forse stupito di fronte all’ambiguità che aleggia sul rapporto che lega Caravaggio al suo amico pittore Mario Minniti, che in questa occasione assume i tratti di una relazione omosessuale.
Questa ricontestualizzazione meno pudica sembra giustificare la necessità di una nuova versione di una storia già abbastanza saccheggiata. Anche l’impegno produttivo di diversi paesi permette di soffiare via la polvere dei drammoni precedenti e gode dell’atmosfera internazionale di un set animato da attori di diversa estrazione e provenienza come Elena Sofia Ricci nei panni di Costanza Colonna Sforza o Jordi Molla (La mala educacion) che presta il volto al prelato mecenate Del Monte.


Elena Sofia Ricci
Alessio Boni


martedì 1 gennaio 2008
ore 15:27