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Film

“Ringrazio la vita perché mi ha fatto il dono più bello: la povertà”. La lunga marcia di Roberto.

Misericordia, Hollywood

Misericordia, Hollywood

Misericordia è un paese minuscolo a pochi chilometri da Arezzo, ed è lì che nel 1952 nasce Roberto Benigni, in quella campagna toscana comunista e cristiana, superstiziosa e dissacrante. La voglia di rivalsa sociale è la molla che scatena la sua arte, quella dei primi passi in teatro come quella dei film da Oscar. “Ringrazio la vita perché mi ha fatto il dono più bello: la povertà”, aveva detto all’Academy Hall alzando la statuetta vinta per “La vita è bella”.
Dissacrante ma dal cuore d’oro, Benigni ha creato attorno a sé una simpatia che va al di là dei personaggi da lui interpretati negli innumerevoli film della sua carriera. Le sue “performance” televisive sono stati dei veri e propri eventi, incursioni dissacranti davanti a platee seriose in smoking e pelliccia: all’impeccabile premiazione del Festival di Cannes, Benigni si è letteralmente inginocchiato ai piedi di Scorsese, allegramente perplesso mentre gli stava consegnando il Gran Premio della Giuria. Indimenticabile rimane anche la premiazione nella notte degli Oscar, con quel “Roberto” gridato con gioia da Sophia Loren mentre Benigni in piedi in bilico sugli schienali di velluto, si godeva l’ovazione della platea ammirata dal suo istrionismo fisico.
La comicità del corpo, l’abilità nei movimenti del bacino, in generale la sua presenza fisica dinoccolata e imprevedibile costituiscono senza dubbio i caratteri principali con cui Benigni si è affermato, al punto da indurre a paragoni con Charlie Chaplin e Totò. Il suo primo grande successo cinematografico è stato “Non ci resta che piangere”, in coppia con Massimo Troisi, un altro monumento della comicità italiana. Il film, un esilarante viaggio nel tempo in cui i due protagonisti si trovano improvvisamente in pieno Rinascimento, apre le porte ai suoi grandi successi italiani e internazionali. Di lì a poco infatti, Jim Jarmush lo vuole in “Daunbailò”, dove Benigni interpreta un surreale e stralunato turista italiano in carcere, dall’inglese maccheronico e dalla simpatia irresistibile. La collaborazione con Jarmush continua in “Taxisti di notte” (“Night on heart”) dove Benigni si trova a recitare accanto a un cast internazionale di grande livello, con Winona Ryder, Gena Rowlands e Beatrice Dalle. Nel 1988 Benigni sbaraglia i botteghini italiani con l’esilarante “Il piccolo Diavolo”, in coppia con Walter Mattau. Qui lo vediamo vestire i panni di un improbabile demonio che non ne vuole sapere di tornare all’inferno, dopo essere stato costretto ad abbandonare il corpo di una parrucchiera da un malcapitato prete esorcista (Mattau). La sua irresistibile verve comica è ormai collaudata e apprezzatissima, come dimostrano le pellicole successive, “Johnny Stecchino” e “Il Mostro”, dove Benigni interpreta e reinventa rispettivamente il ruolo del mafioso e del maniaco sessuale. Tra i due film, Benigni abbandona momentaneamente la regia per vestire i panni del figlio segreto dell’ispettore Clouseau ne “Il figlio della Pantera Rosa” di Blake Edwards.
Nonostante questi grandi successi comici, Benigni ha dimostrato di non saper solo far ridere. Accanto a una serie di iniziative collaterali (i readings di Dante, l’interpretazione di “Pierino e il lupo” diretto da Claudio Abbado) il comico toscano ha dimostrato di essere un attore completo e un regista sapiente, dalla collaborazione con Fellini in “La voce della luna” fino ai tre Oscar vinti per “La vita è bella”, il suo ultimo film: Miglior Film Straniero, Migliore Colonna Sonora, e soprattutto Miglior Attore, sbaragliando mostri sacri come Tom Hanks, Nick Nolte e Edward Norton. Ripetere il successo di questa favola tragicomica piena di poesia e di leggerezza sarà davvero difficile, ma con “Pinocchio” Benigni ha lavorato duro per tornare a sorprenderci, nuovamente, in grande stile.
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COMMENTI:
  • ilaria
    lunedì 14 ottobre 2002
    ore 0:00
    Commento articolo: Benigni, bio : La parte di Toscana dalla quale Roberto Benigni proviene (non molto lontana dalla mia provincia)è, e sempre sarà, autorevolmente dissidente nei confronti di tutti i poteri istituiti; democratica e filo-socialista. L\'amore per il vicino, il senso di ospitalità che colora tutta la Toscana, la capacità di riproporre valori ultratemporali come la famiglia, i figli, la terra..fanno di questa regione un isola ritagliata in mezzo a tanto nordismo e xenofobismo.. La Toscana resta ancora un\'oasi di pace incontaminata dalla fretta del consumismo e del benessere, dove come benessere abbiamo sensazioni e immagini invendibili..dove i giovani sanno ancora dedicarsi ad attività semplici, all\'interno dei loro paesini cintati di mura e rovine e attraversati da gastronomie, usi, costumi, tradizioni folcloristiche millenarie.... e gli anziani si sentono ancora a loro agio, riuscendo a camminare in pezzi di campagna estesi.. e strade dove in centro abitato esiste ancora il 50 km/h... Una realtà pacifica nel pieno rispetto dell\'ambiente, dove le pretese di vita e il tenore di vita sono molto basse e pertanto decisamente migliori.... (là, dove i margini fra possibile e desiderato sono minimi, sta la felicità....) e dove le orme di San Francesco, di Santa Caterina da Siena, di qualche Papa che gli eventi hanno fatto attraversare in queste zone,sono ancora concrete. La Toscana ha saputo imparare molto dalle parole e ammonizioni alla semplicità dei santi, e mettere in pratica la buona novella..ma non troverete folle alla Messa.... perchè è un popolo che vive intimamente Dio..nella famiglia e nelle opere di carità.. e che non si sente obbligata a esternalizzare attraverso i sacramenti il proprio credo ... (meglio di tanti che vanno a messa e pensano di essere con ciò a buon punto.. e combinano solo casini nella vita...) In una Toscana così non potevano che sorgere comici dalla capacità di dissacrare tutto e tutti, di ridicolizzare il potere in tutte le sue forme, riducendo i potenti a mezze-cartucce. Benigni ne è l\'esempio piu\' eccellente, soprattutto perchè sa molto ridere di se stesso.. e dall\'analisi dei suoi difetti rapporta il mondo; dalla sua coscenza di uomo essere minuscolo in mezzo a tante enormità non accetta le illusioni-prepotenze altrui.. e sicuramente ha molta voglia che lo facciano tutti.. Benigni è l\'uomo buono a tuttotondo, nell\'anima e nelle azioni, profondo conoscitore della vita, disilluso e amorevole, che guarda al pubblico come utente non come strumento del proprio successo. Quello che ha saputo guadagnare con i suoi film e con le apparizioni in televisione è sicuramente molta stima, aldilà della retorica. Penso che sicuramente, in Italia, sia il miglior attore in tutti i lati.
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