Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street - la recensione del film
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Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street - la recensione del film
A due anni dalla splendida accoppiata di %u201CLa sposa cadavere" (Corpse Bride, 2005) e %u201CLa fabbrica di cioccolato%u201D (Charlie and the Chocolate Factory, 2005), Tim Burton torna al cinema con uno dei suoi progetti personali che si rivela, ci sbilanciamo immediatamente, il suo lungometraggio migliore dai tempi de %u201CIl mistero di Sleepy Hollow%u201D (Sleepy Hollow, 1999).
La forza di questo film non sta nella sua perfezione strutturale, a dire il vero abbastanza discontinua, quanto invece nella grande verve registica a nell%u2019impianto formale che il regista mette in piedi. Questo musical (quasi interamente cantato) parte in maniera piuttosto forzata, e nella prima mezz%u2019ora il ritmo stenta decisamente a decollare, rallentato poi da musiche certo bellissime ma ridondanti, che hanno bisogno di una decisa accelerazione della storia per essere davvero efficaci.
Ad un certo punto però viene allestita una scena che cambia radicalmente il senso del film, lo %u201Clibera%u201D della gabbia musicale e lo lancia verso un'altra dimensione espressiva. E quando finalmente viene fatta cadere la prima goccia di sangue, la pellicola si trasforma in un capolavoro.
Da questo momento in poi %u201CSweeney Todd%u201D si muove come un fiume in piena, e la miscela di immagine e musica sprigiona una potenza cinematografica forse mai vista in precedenza nel cinema di Burton.
Il regista dimostra immediatamente di non aver paura di osare, soprattutto a livello esplicitamente visivo, e costruisce un lungometraggio livido e violentissimo, dove il referente estetico è più che in passato il cinema horror della Hammer o dei nostri Fulci e Bava.
Nella seconda parte, quando la narrazione si fa più serrata ed avvincente, il film tiene letteralmente incollati alla poltrona, confezionato con una coerenza impreziosita dalle solite grandi scenografie di Dante Ferretti e dalla fotografia scurissima del bravi Dariusz Wolski.
Tutto questo viene poi composto dal montaggio perfetto di Chris Lebenzon e soprattutto, e non poteva essere altrimenti, dalla regia di Burton, che si esprime con piena libertà e padronanza della macchina da presa, riuscendo ad allestire almeno un paio di scene da capogiro ed un finale di grande impatto emozionale.
E poi c%u2019è la coppia di protagonisti, perfettamente funzionale: ma se Johnny Depp è come la solito bravissimo, ma non più che in altri film di Burton, a sorprendere è una Helena Bonham Carter deliziosa nel suo essere spietata ed insieme fragilissima.
E%u2019 lei la vera sorpresa di questo %u201CSweeney Todd%u201D, ed avrebbe meritato senz%u2019altro di essere segnalata per gli Oscar insieme al suo partner %u2013 come del resto lo stesso film avrebbe meritato un numero ben maggiore di nomination, comprese quelle per film e regia.
Tim Burton è finalmente tornato, con uno dei suoi lavori più riusciti: %u201CSweeney Todd%u201D è un%u2019opera dalla potenza espressiva viscerale ma dilagante, che si impone come il musical più originale e coraggioso visto la cinema da anni a questa parte. Assolutamente da non perdere.
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Johnny Depp
Jayne Wisener
Alan Rickman
Helena Bonham Carter
Christopher Lee
Sacha Baron Cohen
Jamie Campbell Bower
Timothy Spall


domenica 24 febbraio 2008
ore 19:42