Festiva di Cannes 2014
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L'ultimo Ken Loach: “Non ne sono sicuro. Ma mollare è durissima”

Il regista aggiusta il tiro sul suo addio nel giorno in cui presenta a Cannes Jimmy's Hall

Ken Loach

22.05.2014 - Autore: Pierpaolo Festa, da Cannes
Si punta subito verso l'elefante nella stanza nel momento in cui Ken Loach è pronto alle domande della stampa internazionale che ha appena visto il suo Jimmy's Hall, presentato in Concorso a Cannes: sarà veramente il suo ultimo film? Loach si prende un secondo per raccogliere le parole giuste e, buon per noi, non chiude totalmente la porta: “Ho detto quella frase in un momento di pressione - afferma - Avevamo appena iniziato il lavoro su questo film e mi sentivo come se la strada per arrivare alla fine fosse impossibile da percorrere. Ovviamente poi tutto è andato a buon fine. Quindi non so, forse ho ancora un piccolo film davanti a me. Facciamo così, aspettiamo i mondiali di calcio e vediamo cosa porterà l'autunno. Perché mi rendo conto di una cosa: di certo è dura mollare”.

I rumor sul ritiro del regista britannico erano già stati messi in dubbio ieri quando in un'intervista al Guardian ha dichiarato: “Non sono poi così sicuro. La mattina mi dico 'Basta, mai più'. Arrivato alla sera invece le parole diventano: 'Be' forse ne farò un altro'”.

L'arrivo di Loach in conferenza.


Il settantasettenne regista è tutt'altro che stanco e nelle sue parole si vedono subito la forza del suo animo e il suo genio. Interrogato sul potere del cinema di influenzare le masse, Loach ribalta ogni logica dicendo: “Non credo che il cinema possa influenzarle in maniera così ampia. Anzi se proprio deve farlo, mi auguro che quell'influenza sia negativa, altrimenti ci ritroveremmo tutti a idolatrare ricchezze e pensare che gli Stati Uniti d'America sono la patria della libertà e della pace. Quindi la speranza è proprio che non abbia alcuna influenza, anche se alla fine dipende tutto dagli spettatori: porteranno con sé le sensazioni che ha il film gli ha lasciato una volta usciti dalla sala?”.

Jimmy's Hall è ambientato in Irlanda dieci anni dopo gli eventi che Loach ha raccontato ne Il vento che accarezza l'erba (già palma d'oro a Cannes): “Senza dubbio i due film sono connessi. Dovrebbero essere guardati uno dopo l'altro - continua il regista - Stavolta però volevo esplorare un microcosmo e le conseguenze del sogno di indipendenza in Irlanda. Cosa succede dieci anni dopo che si è combattuto il potere coloniale? Le speranze non si avverano e i colonialisti cercano ancora di governare anche se non più direttamente. Puoi aver cambiato i colori della tua bandiera, ma i rapporti con l'Inghilterra sono sempre uguali”.



Sullo schermo il popolo di un paesino dell'Irlanda rurale degli anni Trenta si batte per costruire uno spazio in cui poter ballare, leggere poesie, scambiare pareri tra di loro e fare politica “Una cosa che agli occhi dello stato e della chiesa era pericolosissima” - dice Loach. “All'epoca la Chiesa era a tutto campo in Irlanda – afferma lo sceneggiatore Paul Laverty, collaboratore di Loach di lunga data – Volevano il controllo di tutto: sulle autorità, sull'istruzione ma anche in maniera ridicola sulle questioni più disparate come i trasporti!”.

Lo “speech” di Loach si trasforma in un vero e proprio comizio prima culturale e poi politico e in un omaggio all'eroe del suo nuovo film, Jimmy Gralton, attivista politico di sinistra e unico irlandese deportato negli USA senza nemmeno un processo: “Sono cinquant'anni che molti di quelli che il cinema lo producono non sopportano i miei personaggi – dichiara – Questi pensano che personaggi working class che esprimono le loro opinioni siano pericolosi. Per loro un protagonista working class deve essere o vittima o criminale. Per me è più importante raccontare la storia di qualcuno ben consapevole della sua situazione. Per questo a volte vengo marchiato come 'didattico'. Mi piace pensare che con il mio cinema racconto bellissimi personaggi che vengono mostrati poco nei film di finzione”. E poi aggiunge: “Se Jimmy Gralton fosse ancora vivo oggi, non smetterebbe mai di lottare. I suoi nuovi nemici sarebbero le corporation di tutta Europa, quelli che hanno un potere tale da andare oltre la democrazia e influenzare perfino Bruxelles”.



Loach parla anche del suo modo old-fashion di fare cinema: “Lo abbiamo girato su pellicola e montato su pellicola. Niente digitale. Oggi nel cinema, come in tutto il resto, si tende a minimizzare i tempi e ridurre la manodopera tagliando i costi. C'è tanta pressione verso il digitale. Credo che la celluloide sia un modo più umano di lavorare: personalmente mi permette anche di controllare i risultati di cricket e bere qualche caffé in più mentre sto montando”. La stessa celluloide che la troupe ha esaurito nel bel mezzo della lavorazione: “Stavamo lavorando al mixaggio – continua Loach – A un certo punto abbiamo finito il nastro su cui incidere la pellicola sincronizzata con l'audio. Ce ne serviva una quantità minima, ma era possibile solo acquistarne all'ingrosso e non potevamo permettercelo. Abbiamo mandato un S.O.S. e ricevuto risposte da tutto il mondo. Una di queste è arrivata dalla Pixar che non solo ha mandato il nastro ma ha anche inviato un disegno con tutti i loro personaggi più celebri”.

Il tempo dell'incontro con Loach è scaduto. Lui si alza tranquillamente ed esce dalla sala stampa. E la sensazione è quella che lo ritroveremo ben presto armato di coraggio, idee e di una macchina da presa.

Jimmy's Hall sarà distribuito in Italia da Bim.

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