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Quando cantare non basta

Quando cantare non basta

8 Mile

19.05.2009 - Autore: Ludovica Rampoldi
Il nome sarebbe più appropriato per un personaggio di Beautiful o per un nobile eccentrico e annoiato. E invece Marshall Bruce Mathers III, al secolo Eminem, è il rapper bianco più rabbioso, più dissacrante, più problematico della storia della musica contemporanea. Ed è anche un piccolo Mida, visto che tutto quello che tocca si tramuta inevitabilmente in oro sonante. Non contento di una carriera musicale che in tre anni grazie alla regia occulta di Dr Dre- lo ha visto catapultato ai vertici delle classifiche mondiali, Eminem ha deciso di tentare il salto sul grande schermo: 8 Mile, il film che lo vede protagonista, è appena uscito negli Usa. Poteva essere un azzardo, un passo falso di cui non mancano certo i precedenti. E invece il suo film desordio ha ricevuto consensi unanimi dalla critica statunitense, e nei primi tre giorni di programmazione ha incassato oltre 54 milioni di dollari. Non male, per un film vietato ai minori di diciotto anni.   Un ritratto dellartista da giovane, una biografia romanzata che ripercorre le origini del rapper nella turbolenta Detroit, dove 8 Mile è il nome della strada che taglia in due la città, come una ferita, una linea di confine: da una parte il centro per bene e rispettabile, dallaltra la periferia irrequieta, teatro di scontri e conflitti sociali. Qui vive il protagonista, Rabbit, che cerca nel rap la via di fuga verso il successo. E la troverà, nonostante una fidanzatina senza scrupoli (Brittany Murphy) e una madre poco raccomandabile (Kim Basinger). Il film, abilmente diretto da Curtis Hanson (L.A. Confidential), non vuole essere una vera e propria biografia di Eminem, quanto il racconto di una vita e dei suoi drammi, secondo le parole del regista.   Dopo i flop di Madonna, Britney Spears e Maria Carey, quello di Eminem poteva sembrare lennesimo capriccio di una star che non sa e non vuole stare al suo posto. E invece la prova dattore di Eminem viene elogiata su tutta la stampa americana. Una recitazione febbrile, nervosa, che regala al rapper una straordinaria presenza scenica. Nella storia della musica, era successo solo a Bjork, che con Dancer in the Dark di Lars Von Trier aveva trionfato a Cannes come Migliore Attrice.   Hollywood sarà pure severa, ma una seconda possibilità non la nega a nessuno. Così anche Mariah Carey, ripresasi dal tonfo di Glitter e dal conseguente esaurimento nervoso, è apparsa in questi giorni a Roma, in grande forma, per presentare Scelte donore, il film che la vede recitare accanto a Mira Sorvino. In questo caso, più che d\'onore, la scelta di Mariah è soprattutto coraggiosa.
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