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Piccoli crimini coniugali - La nostra recensione

Due grandi intepreti per una partita a scacchi intrigante e cerebrale. Forse troppo, tanto da tenere a distanza lo spettatore.

31.03.2017 - Autore: Mattia Pasquini (Nexta)
Con S is for Stanley Alex Infascelli ci aveva portati in casa (e nella vita) del grande Stanley Kubrick, oggi il gioco si ripete - in forma diversa, ovviamente - con il suo nuovo Piccoli crimini coniugali, girato interamente nell'appartamento che fu davvero di Silvana Mangano per 14 'lunghi' giorni. Due settimane nelle quali il regista ha avuto modo di plasmare a suo piacere Sergio Castellitto e Margherita Buy, interpreti unici della trasposizione dell'omonima piece teatrale di Éric-Emmanuel Schmitt.



Una piece che non ci mostra le sue premesse e ci lascia immaginare le conclusioni, e che si concentra nel gioco - perverso, a tratti - intellettuale in corso in una coppia di borghesi colti e "illuminati". Scrittore di successo lui, forte e volitivo per definizione, donna fragile e spaventata lei, pronta a tutto per non perdere il suo uomo. Disposto, da parte sua, a rimettersi in gioco dopo un incidente domestico che gli ha fatto perdere la memoria, a modellarsi sulla figura ideale che la moglie ha costruito negli anni, o sognato.

Ma tra sogno e realtà, bugie e finzioni, tutto è possibile. Ed è su questa ambiguità che si concentra Infascelli, seguendo lo sviluppo dei due personaggi e l'evolversi della duplice confessione cui siamo chiamati a partecipare. E non solo come osservatori passivi. I temi che si toccano, in fondo, sono familiari, a tutti. E il desiderio di sapere - o di dimenticare, e ricominciare - ha sfiorato chiunque di noi, prima o dopo. Pronti, chissà fino a che punto, a far finta di niente, ad accettare certi patti, più o meno taciti.



Ma in queste iperestetizzate scatole cinesi, dove dominano l'ostentazione del bello e la ricostruzione di sé, più che amore e coraggio albergano paure e rancori. E alla fine, dove il film azzarda di più - forse per fedeltà al testo originario, forse per amor di provocazione - è nell'accettazione del dolore e della violenza, pur tra le mura amiche e all'interno del nucleo familiare. Un ritorno sulla Terra in un ipnotico, magmatico, indistinto e possibilista labirinto (anche fisico, grazie alla incredibile configurazione di una casa fatta di corridoi e angoli dove scomparire e ripiegarsi), nel quale il pubblico è invitato a entrare e farsi 'incastrare'. Ma se non volesse?


Piccoli crimini coniugali, in sala dal 6 aprile, è distribuito da Koch Media