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Festival dei Popoli all’arrembaggio della pirateria somala

Last Hijack scopre Mohamed; ultimo dei filibustieri africani tra epica e criminalità  
   

Last Hijack

Last Hijack

29.11.2014 - Autore: Alessia Laudati
Gli avventurieri al cinema sono sempre gli altri. Perturbatori di uno stato di legalità in Captain Phillips – Attacco in mare aperto, o rockstar anticonformiste nel blockbuster Pirati dei Caraibi, essi esistono solo rispetto a un centro di civiltà permanente al quale oppongono un’alternativa di vita rivoluzionaria e libertina. 
 
Ai custodi ultimi delle fughe immaginarie è sottratto in Last Hijack, che apre il Festival Internazionale del Film Documentario di Firenze, ogni confronto con la dimensione morale al quale ci ha abituato il dualismo del racconto narrativo e della cronaca recente.

L’animen-tary di Femke Wolting e Tommy Pallotta, metà film di animazione e metà documentario di osservazione, si perde nella vita di Mohamed, vero pirata somalo di Eyl, senza appellarsi alla faciloneria dello scontro di civiltà. I demoni peggiori qui non emergono dalla relazione con il mondo della legalità e dell’ordine, ma dalla tragedia personale di un uomo che ha subito la violenza più infame, quella della guerra e della devastazione naturale, prima di perpetrarla per primo. 
 
In questo senso la sperimentazione visiva sostenuta da un lato dai disegni di Hisko Hulsing e dall’altro, dalle riprese della troupe somala effettuate tra Eyl e Garowe, ha l’efficacia del ritratto completo. Non è la prima volta che il cinema utilizza la forma ibrida dell’interazione con il cartone per suggerire con maggiore forza una dimensione straniante rispetto a quella ufficiale. La tecnica del rotoscoping, già vista in A Scanner Darkly prodotto dallo stesso Pallotta, è stata impiegata in passato per separare realtà da incubi e ordinario da immaginario. Tuttavia la dimensione animata di Last Hijack, più che essere il regno dell’impossibile è il luogo dell’epica e dell’arrembaggio ribaltato di chi nella propria vita ha sempre dovuto subire eventi più grandi di lui. 
 
É probabilmente l'analisi puntuale di questo desiderio tutto umano di miglioramento delle proprie condizioni di vita, anche se realizzato con mezzi del tutto discutibili, a trasformare il film in una testimonianza originale dei pirati come figure leggendarie, complesse e molto umane. Il filibustiere Mohamed è insomma il grande protagonista di un racconto chiaroscurale che è decisamente superiore a quello regalato dalla fiction figlia dell'entertainment più prediletto, edulcorato e manicheo.