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compagnie pericolose

Compagnie pericolose

Compagnie pericolose

04.12.2001 - Autore: Adriano Ercolani
(Knockaround Guys,Usa, 2001) Di Brian Koppelman e David Levien; con Barry Pepper, Vin Diesel, Seth Green, Andrew Davoli, John Malkovich, Dennis Hopper, Tom Noonan.     La Trama New York, Brooklyn. Il giovane Matty Demaret non riesce a trovare nessun tipo di impiego a causa delle sue origini. Il ragazzo è infatti il figlio di Benny Chains Demaret (Dennis Hopper), famoso malavitoso che insieme al cognato Teddy Deserve (John Malkovich) controlla un grosso giro di affari non proprio leciti. La vita di Matty scorre così nel lusso, ma senza alcuna soddisfazione personale. Accanto a lui si trovano i suoi amici: Scarpa (Andrew Davoli), il playboy del gruppo, Johnny Marbles (Seth Green), il più giovane, ma soprattutto Taylor Reese (Vin Diesel), quello più esperto e deciso nella vita criminale. Ansioso di mettersi in buona luce di fronte al padre, e desideroso di entrare a lavorare per lui, Matty riesce a farsi dare un incarico importante, dopo che mai è riuscito a dimostrare ai superiori di essere in grado di lavorare nel giro: in una piccola cittadina del Midwest deve incontrare un pezzo grosso della mafia, che gli consegnerà una borsa con mezzo milione di dollari da portare a Benny. Incaricato di recarsi sul luogo col suo aeroplano e di prelevare la borsa è Marbles, che però allaeroporto la smarrisce misteriosamente. Il gruppo di giovani deve così recarsi nello sperduto paesino in cerca della refurtiva perduta, prima che la situazione con Benny e soprattutto con Teddy si complichi ulteriormente. Il problema più difficile da superare per il recupero del denaro diventa però lo sceriffo (Ton Noonan), che si impossessa dei soldi ed intende tenerseli...   Il Commento Il film è co-diretto da Brian Koppelman e David Levien, che in precedenza avevano scritto la sceneggiatura del bel Il Giocatore (Rounders, 1998) di John Dahl, interpretato da Matt Damon, Edward Norton, John Turturro e John Malkovich. Per il loro esordio dietro la macchina da presa i due registi hanno scelto una storia di malavita piuttosto classica, ed hanno deciso di improntare la vicenda usando dei toni mai troppo prepotenti, che si rivolgono piuttosto verso un tipo di narrazione e di scelte visive quasi minimaliste: nel film infatti, tranne che nel finale, non ci sono grandi spargimenti di sangue, né scene madre esageratamente melodrammatiche.   Lidea di partenza dunque è stata quella di girare una pellicola dai ritmi e dal tono più pacati rispetto a quanto il genere in questione ci ha abituato a vedere. Questo non sarebbe stato per nulla un cattivo intento, se però gli autori fossero riusciti a proporre una regia interessante e soprattutto una sceneggiatura carica di tensione inespressa. Invece il film quasi subito inizia a scivolare via senza colpi dala, e ben presto la piattezza della storia e la mancanza di emozioni cinematografiche la fanno da padrone.   Anche i personaggi non sono stati troppo ben delineati nelle loro motivazioni psicologiche, a partire dal gruppo di giovani protagonisti: in questo senso emblematico è il personaggio del duro interpretato dal roccioso Vin Diesel, che per tutto il film pronuncia pochissime battute, è involontariamente comico quando dovrebbe dire cose significative, e sta lì soltanto per mostrare i muscoli e pestare il bulletto di turno. Lattore poi non aiuta con la sua recitazione troppo monocorde. Anche gli altri, a partire da Barry Pepper, non riescono a dotare i propri ruoli di alcun fascino. Quasi insopportabile è poi John Malkovich, nella sua ennesima variazione sul tema del criminale comprensivo che invece si rivela infido e traditore.   Insomma Compagnie Pericolose (tremendo il titolo in italiano!) si rivela in un certo qual modo unoccasione perduta: tutte le buone intenzioni e le originali idee di partenza vengono sprecate da una storia troppo sottotono e soprattutto da una regia inesperta, sia nel dosare le scene di raccordo che ne non saper forzare in quelle più importanti. Un film che alla fine non è bruttissimo, ma che ci è parso davvero inutile da vedere.  
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