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Avatar - La nostra recensione

Il film più atteso del nuovo millennio, non solo mantiene tutte le sue promesse ma sposta i limiti della spettacolarità. Ecco la nuova grande opera di James Cameron.

Avatar -  Sam Worthington e Zoe Saldana

18.01.2010 - Autore: Pierpaolo Festa
Sono passati circa 156 minuti da quando il logo della 20th Century Fox ci ha introdotto al nuovo film di James Cameron e quei pochi secondi di dissolvenza che precedono i titoli di coda ci sembrano durare un’eternità. Perché? Perché “Avatar” è proprio il massimo!

James Cameron sul set di Avatar

Da quando Cameron ha battuto il primo ciak sul set del film, “Avatar” è stato immediatamente accolto come il kolossal che avrebbe riscritto la storia del cinema. Ma il punto non è se la pellicola è spettacolare. Perché lo è. Il punto non è se è visivamente straordinaria, perché lo è anche. No, alla fine, quello che davvero vi terrà incollati alla sedia ad assimilare costantemente emozioni è il modo in cui il regista vi racconta questa storia. Qualcuno ha fatto il paragone con quella tra Pocahontas e John Smith, noi abbiamo pensato più a “Balla coi lupi” e “L’ultimo dei Mohicani”, raccontato e messo in scena con una capacità che non si vede più al giorno d’oggi: quella di colpire lo spettatore al cuore ogni singolo minuto.

Sigourney Weaver e Sam Worthington in Avatar

La storia del marine Jake Sully, alquanto rozzo e apparentemente dal cervello leggero, che a poco a poco scopre sé stesso nella comunità dei giganti blu (i Na’vi), sprigiona potenza emotiva nei dialoghi, nell’immagine e nei suoni. E, come in “Titanic”, anche le musiche di James Horner fanno sempre il loro dovere. E Cameron non dimentica la formula per creare la pellicola perfetta: intrattenere il suo pubblico tra sorrisi, lacrime e spettacolo. Il film mette in scena una serie di personaggi che difficilmente saranno dimenticati. Se la Na’vi Neytiri (interpretata digitalmente da Zoe Saldana) è già l’aliena più sexy della storia del cinema (e allo stesso tempo anche uno dei personaggi femminili più memorabili mai creati), come non inchinarsi davanti al perfido Colonnello Quaritch (uno straordinario Stephen Lang)? È stato scritto che si tratta di un cattivo larger than life, fin troppo stereotipato: in realtà, Quaritch è sì uno dei più grandi figli di buona donna mai visti sullo schermo, ma incarna anche la follia dell’uomo e il dolore che siamo capaci di perpetrare, oggi più che mai. Ed è davvero un piacere ritrovare Sigourney Weaver diretta da Cameron a oltre vent’anni da “Aliens”. Il suo è un altro di quei personaggi che entrano nella grande famiglia di splendide donne intelligenti e forti della cinematografia del regista. Infine teniamo veramente d’occhio il protagonista Sam Worthington, uno dei candidati a diventare l’eroe del nuovo millennio. Come è sempre accaduto nella sua filmografia, ancora una volta Cameron si dimostra impeccabile nell’assemblare il cast perfetto.

Stephen Lang è il perfido Colonnello Quaritch

Ma dove “Avatar” riesce davvero è nel toccare diverse tematiche con un’intensa delicatezza: il tema dell’ecologia viene fuori nei paesaggi del pianeta Pandora, un ecosistema paradisiaco sul quale l’uomo vuole mettere le mani dopo che ha mandato in rovina la Terra. C’è poi una bellissima storia d’amore che scioglierà anche i più coriacei e infine il tema più coraggioso, l’orrore che può nascondersi nel cuore degli uomini. Ed è geniale e di svolta la scelta di Cameron di usare il termine “alieno” proprio in riferimento all’umanità. Alla fine del film Jake Sully avrà completato il suo viaggio spirituale e questo percorso avrà toccato anche lo spettatore.

Sam Worthington in versione Avatar

Tecnicamente rivoluzionario e con un uso del 3D appropriato e mai troppo gratuito, “Avatar” non sarà mai un nemico del cinema (come qualcuno ha sostenuto), ma un pezzo di storia del grande schermo capace di ispirare tutte le altre pellicole che saranno girate d’ora in avanti. James Cameron è proprio un genio e ci ha regalato il primo classico dell’era digitale.

Da vedere e rivedere.

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