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Quando sei costretto, uccidere è facile come respirare”
Sono passati venti anni dall’ultima volta che Rambo aveva impugnato il suo arco, inguainato il suo coltellaccio e fatti secchi i cattivi in nome delle vite degli innocenti.
Adesso
Sylvester Stallone ci riprova, riuscendo per la seconda volta a riappropriarsi dei suoi personaggi più celebri dopo che Hollywood li ha venduti e sfruttati in tanti sequel.
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John Rambo” è la quarta avventura del guerriero che è meglio non far arrabbiare e per l’occasione Sly, prima ancora di scrivere la sceneggiatura, ha studiato in dettaglio il planisfero mondiale in cerca della zona con il numero più alto di orrori dei nostri tempi: benvenuti in Birmania.
Dopo tutti questi anni, ritroviamo il protagonista ritiratosi a vita solitaria nelle foreste tailandesi dove si guadagna da vivere catturando i serpenti più velenosi. Quando un gruppo di missionari finirà per essere sequestrato dai terribili soldati birmani,
Rambo guiderà un piccolo gruppo di mercenari per riportare indietro tutti sani e salvi.
Per la prima volta è lo stesso
Stallone a dirigere un episodio della serie e lo fa con mano sicura: i tempi sono cambiati e la bestia che è in Rambo sembra sia stata messa a riposo per sempre. In realtà questa perfetta macchina da guerra non ci metterà tanto a tornare in azione più letale che mai e armata di un nuovo gigantesco machete fatto in casa.
L’intenzione di
Stallone è quella di denunciare i genocidi che accadono in Birmania e per farlo mette in scena tutto l’orrore possibile, mostrando perfino l’uccisione di bambini e tutte le torture inflitte al popolo. Il tasso di violenza rimane tale anche quando il regista racconta il ritorno di Rambo nel suo habitat preferito: lo vediamo squartare la gente, decapitarla o stappare via una parte della gola a mani nude.
I morti sono così tanti che perderete presto il conto (pare che la media ufficiale del film sia di 2,59 morti al minuto), il tutto è filmato con l’indicatore dello splatter al massimo: a differenza dei vari action di oggi, che per incontrare un pubblico più numeroso tagliano via la violenza e puntano tutto sullo humour, questo film è un prodotto vietato ai minori in puro stile anni ‘80.
Dopo l’ottimo “
Rocky Balboa”,
Stallone rimane sincero nelle sue intenzioni e non delude il suo pubblico realizzando un solido action movie e tornando in prima linea tra le icone hollywoodiane di sempre. La sua carriera ha rischiato grosso negli ultimi dieci anni, ma adesso siamo certi che sentiremo ancora parlare di lui.