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Uno bianca
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"Uno bianca"

Nel film "Uno bianca", comunque, tutti i protagonisti hanno in realtà nomi diversi. I due poliziotti interpretati da Kim Rossi Stuart e Dino Abbrescia non si chiamano Baglioni e Costanza , ma Valerio Maldesi e Rocco Atria, così come i fratelli Savi sono diventati Michele e Silvio Ferramonti.

12.04.2007 - Autore: Adele de Gennaro
Preceduto da polemiche pretestuose, criticato dai parenti delle vittime, arriva sugli schermi di Canale 5 \"Uno bianca\", fiction in due puntate in onda lunedì 5 e martedì 6 febbraio prodotta dalla Taodue Film di Pietro Valsecchi per Mediatrade. Un film molto atteso, non solo perchè segna il ritorno in televisione dopo quattro anni di Kim Rossi Stuart, ma anche per l\'impegno civile di un progetto costato un anno e mezzo di lavoro e osteggiato da alcuni dei protagonisti ritratti. Il film, ispirato liberamente al libro di Marco Melega \"Baglioni e Costanza\" (il racconto dei due poliziotti di Rimini che con un lungo lavoro hanno individuato e catturato i componenti della banda della Uno bianca, i fratelli Savi), è diretto da Michele Soavi, già regista di Ultimo con Raul Bova, e ripercorre con molte scene d\'azione - ma non solo - sia le vicende legate alle imprese della sanguinaria organizzazione criminale che per sette anni, dall\' 87 al \'94, ha seminato il terrore in Emilia e nelle Marche sia il lavoro dell\'ispettore capo e del suo assistente, Luciano Baglioni e Piero Costanza, due antipoliziotti ossessionati dalla ricerca della verità. Il nuovo tv movie, non c\'è dubbio, è uno dei prodotti migliori visti negli ultimi tempi in televisione. E\' girato benissimo, curato in ogni dettaglio, inoltre è privo di sbavature nei dialoghi e attento alla psicologia dei personaggi. Destinato a catturare l\'attenzione del pubblico, insomma, e non solo per lo sguardo magnetico di Kim Rossi Stuart ma anche per la recitazione di tutto il cast, da Dino Abbrescia a Pietro Bontempo, da Valeria Milillo a Luciano Curreli, da Bruno Armando a Giorgio Crisafi. Da segnalare anche la partecipazione di Silvia De Santis, sicuramente tra le giovani attrici più promettenti del cinema italiano, nel ruolo di Milvia, il personaggio ispirato a Eva Mikula, allepoca compagna di Fabio Savi. \"Con questo prodotto - afferma con orgoglo Roberto Pace, amministratore delegato di Mediatrade - credo che sia chiara la nostra scelta: coniugare il miglior cinema italiano e la miglior narrativa televisiva. Credo davvero, e lo dico senza polemica, che oggi sia Mediatrade a far la miglior fiction italiana\". Aggiunge Pietro Valsecchi, che in passato ha prodotto opere come \"Mary per sempre\", \"Un eroe borghese\" e \'Testimone a rischio\' \": \"La Taodue, da sempre, è impegnata a realizzare film con delle storie che ci appartengono, attivando le coscienze dei telespettatori.\" Ma come è nato il progetto \"Uno bianca\"? \"Un anno e mezzo fa - racconta Valsecchi - avevo letto \"Baglioni e Costanza\", il libro che mi è piaciuto moltissimo. In seguito, insieme agli sceneggiatori, Gabriele Romagnoli e Luigi Montefiori, abbiamo deciso di lavorare partendo dalla loro storia, due poliziotti di provincia che scoprono che i colpevoli sono due loro colleghi, il tutto con il ritmo del thriller\". Anche per Kim Rossi Stuart, è stata fondamentale la lettura del volume di Melega. \"Per me il traino principale è stato il libro, ma lo stimolo maggiore è avvenuto dall\'incontro con Baglioni e Costanza qualche settimana prima delle riprese\". Presentato come fiction-verità, il film si propone anche di agganciare agli schermi televisivi gli spettatori più giovani. Nel film, comunque, tutti i protagonisti hanno in realtà nomi diversi. I due poliziotti interpretati da Kim Rossi Stuart e Dino Abbrescia non si chiamano Baglioni e Costanza , ma Valerio Maldesi e Rocco Atria, così come i fratelli Savi sono diventati Michele e Silvio Ferramonti. Una scelta che non toglie assolutamente nulla al valore dell\'intero prodotto, ma che è stata fonte di polemiche da parte di alcuni parenti delle vittime della banda. Nel corso della presentazione del film alla stampa, è intervenuta infatti anche la madre di Otello Stefanini, il carabiniere ventiduenne ucciso dai Savi nel gennaio del 1991 al Pilastro di Bologna. \"In questo film - accusa Annamaria Stefanini - avete dimenticato di sottolineare che quello che hanno denunciato i due poliziotti non è stato ascoltato per anni e che ci sono voluti decine di morti prima di fermare i Savi. Nella fiction i Savi non sono mai chiamati per nome, forse per tutelare i loro figli, ma ai nostri chi ci ha pensato?\" Ad alimentare le polemiche anche una parte della stampa: alcuni giornali hanno diffuso la notizia secondo cui Kim Rossi Stuart avrebbe ricevuto addirittura una lettera da Roberto Savi, notizia smentitta pubblicamente dallo stesso attore,ma c\'è di più. Pur ascoltando con il massimo rispetto le parole della signora Stefanini, Pietro Valsecchi dichiara alla fine. \"Quello dei nomi non costituisce il nocciolo del problema. In verità possiamo andare in onda solo perchè abbiamo vinto da pochi giorni la causa intentata da Eva Mikula, che non voleva essere nominata nella fiction. Fra l\'altro, da quando è iniziato il progetto, molte leggi sono cambiate, pensiamo alla legge sulla privacy, e abbiamo dovuto tenerne conto. Una fiction verità può anche presentare una storia con nomi diversi. Il mistero della Uno bianca è stato risolto, almeno i colpevoli sono in galera, non è andata a finire come il caso Ustica\". Al film, inoltre, ha collaborato anche la polizia di Stato e a spiegarne i motivi è Roberto Sgalla, direttore delle relazioni esterne della Polizia. \"Uno bianca -dichiara- è stata per la polizia una delle pagine più nere, uno dei momenti più drammatici della nostra storia. Noi abbiamo voluto offrire la nostra collaborazione proprio perchè credo che in questi anni la polizia abbia dimostrato capacità intellettuale, onestà e trasparenza, tutti elementi che abbiamo ritrovato in questa fiction\".    
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