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Stasera in TV, 25 settembre: Million Dollar Baby, l'ultimo Oscar di Clint

Statuette anche per Hilary Swank e Morgan Freeman nel dramma sportivo con cui Eastwood ebbe il coraggio di parlare di eutanasia.

Million Dollar Baby (2004)

25.09.2016 - Autore: Mattia Pasquini (Nexta)
Il film che fece di Clint Eastwood il più anziano vincitore di un Oscar per la Miglior Regia, a 74 anni; in Million Dollar Baby c'è molto più di quello che sembra, e le splendide interpretazioni dei protagonisti (ci sono Hilary Swank e Morgan Freeman al fianco del regista di San Francisco) ne fanno uno dei titoli più importanti e duri di una filmografia imperdibile in toto.

Il film. Frankie Dunn (Clint Eastwood) è un grande allenatore e manager di boxe. Uomo scontroso e di poche parole Frankie va a messa tutti i giorni da 23 anni, ma ha il cuore duro in seguito alla rottura dei rapporti con sua figlia. L'unico amico è Scrap (Morgan Freeman) il gestore della sua palestra. La vita scorre monotona nella malfamata palestra di boxe, finché un giorno Maggie Fitzgerald (Hilary Swank) non entra con dei vecchi guantoni nella vita di Frankie.



Dietro le quinte. Vecchi amici da tempo, Eastwood aveva pensato sin da subito a Morgan Freeman come protagonista del film, ma ben prima che il regista decidesse di farsi carico del ruolo l'altro aveva scelto per sé la parte di Eddie "Scrap-Iron" Dupris. Con tutto che Clint non avrebbe nemmeno dovuto dirigere il film, inizialmente affidato a Paul Haggis (dopo il suo Crash: Contatto fisico). Almeno fino a che non si fece da parte, quando la 'vecchia leggenda' non chiese di potervisi dedicare. Quanto a Hilary Swank, invece, l'aver messo su dieci chili di muscoli con gli allenamenti della campionessa Lucia Rijker (anche nel film come Billie 'Orso Blu') fu poco a confronto dell'infezione contratta dall'attrice a causa di una vescica sul piede. Talmente seria da dover quasi esser ricoverata, con una prognosi di tre settimane. Più, insomma, della settimana di riposo che l'attrice chiese senza dire nulla a regista e produttori perché non sarebbe stato quello che avrebbe fatto il suo personaggio.

Perché vederlo. Riduttivo e scorretto definirlo un 'film sportivo' - o semplicemente includerlo nel genere - considerata soprattutto la profonda e coraggiosa trattazione del tema dell'eutanasia che Clint Eastwood mette in scena attraverso la parabola drammatica della giovane Maggie interpretata dalla Swank. Ruoli fin troppo netti, al limite dello stereotipo (soprattutto per il burbero protagonista, paladino del pensiero libero, al solito), che però si fanno maschere di una tragedia dalle molte letture e livelli. Da quelli più espressi, e già accennati, che emergono con forza nel film, a quelli che attengono più alle frustrazioni personali - da quelle 'sociali' a quelle anagrafiche - o universali, con l'ennesima rilettura di un Sogno Americano ormai anacronistico e superato, almeno nella sua forma più classica, ma pronto a rilanciarsi proprio a partire dalla forza di volontà e grazie all'energia vitale degli 'esclusi'.



La scena da antologia. Sarebbe facile scegliere l'addio finale - sviluppato in più fasi, anche drammatiche - come momento indimenticabile, per quanto climax drammatico della vicenda. Eppure per costruzione e coinvolgimento, oltre che per la sensazione di impotenza dolente, rabbiosa e istintiva, è forse la conclusione anticipata dell'incontro decisivo della nostra eroina a conquistare e restare impresso. Il colpo di Orso Blu a Mo Cùishle ci coglie di sorpresa, impreparati, più ancora della diretta interessata. Spezza la nostra speranza, la fiducia, la istintiva aspettativa di un esito forse troppo scontato. Raramente consentito nei film come questo, capaci di diventare immortali. Ma l'interruzione di un tale ipotetico crescendo, pur dal corto respiro, permette fortunatamente alla seconda fase della storia di dispiegarsi, evolvendo.

I Premi. Il record di Sette Nomination e ben quattro Premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attrice e Miglior Attore Non Protagonista, a Morgan Freeman) per un film sportivo - condiviso con Momenti di Gloria - fanno di questo uno dei maggiori successi del buon vecchio Clint. Non a caso coperto da una pioggia di Premi 'minori': Due Golden Globes, il David di Donatello, l'MTV Movie Award, il Nastro d'Argento, il César e una quantità indescrivibile di altri riconoscimenti da parte di associazioni di categoria e varie.

Dove e quando. Alle 23:00 su Rai Movie, canale 24 del digitale terrestre e 14 della piattaforma satellitare TivùSat.