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Ghost in the Shell: ecco come sono state create le geishe robot 

Realizzate dalla WETA per il film di Rupert Sanders ispirato al capolavoro di Mamoru Oshii. Ma come? Scopriamolo in questo video dietro le quinte

28.02.2017 - Autore: Mattia Pasquini (Nexta)
Ne avevamo avuto un assaggio in uno dei cinque intriganti teaser con cui Paramount e DreamWorks avevano iniziato a mostrarci il mondo di Ghost in the Shell, ma oggi abbiamo davvero l'occasione di scoprire meglio le affascinanti e letali geishe robot che ci accompagneranno nel rifacimento live-action del film originario (al quale seguì L'attacco dei Cyborg) interpretato da Scarlett Johansson e Takeshi Kitano. Questo grazie al video del dietro le quinte realizzato dal magazine Tested, nel quale il loro Adam Savage svela i segreti dietro agli effetti speciali della Weta e che vi mostriamo di seguito:
 

Già annunciati come uno dei punti di forza del fim di Rupert Sanders, vediamo i robot nel laboratorio di Wellington dove sono stati creati e assemblati. Ed è lo stesso Sir Richard Taylor, cofondatore della Weta Workshop, a illustrarne alcuni segreti e raccontarne le origini. Come il fatto che le maschere siano state modellate dopo esser state prodotte con una stampante 3D e a partire dal volto dell'attrice giapponese Rila Fukushima - questo perché i volti 'occidentali' del resto di cast e crew avrebbero avuto una diversa fisiognomica (per esempio, nasi più larghi) - o che siano state rese il più facile possibile da indossare e soprattutto togliere, per evitare problemi di sopportazione agli attori costretti a nascondervi il proprio volto. Anche per questo, come vediamo e come dimostrano i cavi e le batterie presenti all'interno, è stato necessario inserirvi dei piccoli ventilatori interni (per quanto la crew audio non abbia gradito) o fare in modo che avessero una composizione 'modulare', perfetta come… lo sportello di una macchina!



Niente trucco, quindi, o protesi, per evitare le imperfezioni del volto o della pelle. E un grande livello tecnologico (mixato con la ormai nota abilità artigianale della compagnia neozelandese), reso evidente anche dai meccanismi e dalle integrazioni animatroniche che vediamo quando ci viene illustrato il movimento dell'interno e dell'esterno della geisha che vediamo anche nel poster del film… Un privilegio per noi e una straordinaria occasione per i tecnici di dare vita a una vera opera d'arte, parlando della quale non sembra fuori luogo citare Hugo o Blade Runner.

Ghost in the Shell sarà nelle sale italiane il 30 marzo (un giorno prima dell'uscita statunitense), distribuito da Universal Pictures

Per saperne di più sul Ghost in the Shell originale, vi invitiamo a leggere la nostra intervista a Mamoru Oshii.