Molto Forte, Incredibilmente Vicino - la recensione del film
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Molto Forte, Incredibilmente Vicino - la recensione del film
E’ stato immortalato da migliaia di telecamere che lo hanno mandato in onda in un loop da requiem, eppure il crollo delle torri gemelle non è mai stato catturato con così tanta delicatezza sul grande schermo. Il regista Stephen Daldry è il primo che riesce nell’impresa, guidandoci tra le macerie del giorno peggiore attraverso l’innocenza di un giovane protagonista che al World Trade Center perde il papà.
Definito da molti “una produzione a caccia di Oscar”, “Molto forte, incredibilmente vicino” non è di certo perfetto, anzi a tratti sembra di assistere a un “Amelie crepuscolare”: troppe sono le emozioni a cui la storia mira, troppi i momenti in cui il film vuole commuovere, e il filo narrativo spesso rischia di deragliare. Il regista, però, cerca di non badare al caos, dimostrandosi ancora una volta capace di creare poesia nell’esplorazione dell’animo dei più giovani (come ha fatto in “Billy Elliot” e “The Reader”).
A tenere la storia su un piano reale sono i personaggi che circondano il protagonista: Tom Hanks nel ruolo del padre conferma una volta e per tutte che non c’è nessuno più rassicurante di lui su questo pianeta. Interessante anche la prova della Bullock che sorprende nel momento in cui è ora di asciugarsi le lacrime e riprendere il controllo. Ma è Max Von Sydow a rubare la scena nei panni del misterioso e silenzioso inquilino, che pian piano si trasforma in una specie di Virgilio pronto a guidare il protagonista alla fine del tunnel.
La morte spazza via ogni traccia di ragione, il caos regna, e su questo percorso si avventura il piccolo Oskar (interpretato magnificamente dall’esordiente Thomas Horn) nella speranza di non staccarsi dal passato e tenere sempre vivo il ricordo del genitore. La rielaborazione del lutto diventa una specie di caccia al tesoro, in cui il premio finale è ritrovare se stessi. Non si tratta certo della più originale delle storie, eppure “Molto forte, incredibilmente vicino” non annoia, rimanendo sempre fedele all’animo irruente di un ragazzino la cui capacità di immaginare è sconfinata.
di Pierpaolo Festa
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