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Il mio vicino Totoro

Stefano Milano 28/09/2009

Dopo 21 anni dall'uscita, in Italia il film del premio Oscar Miyazaki

“Meglio tardi che mai”, verrebbe da dire. Ci sono voluti 21 anni, infatti, perché Il mio vicino Totoro (Tonari no Totoro) arrivasse in Italia. Ora finalmente la Lucky Red lo distribuisce nelle sale dopo l’anteprima a Manga Impact, la retrospettiva che il Museo Nazionale del Cinema dedica al cinema d’animazione giapponese di cui Hayao Miyazaki è forse il rappresentante più illustre, per lo meno in occidente, come testimoniato dal premio Oscar del 2002 per La città incantata e il Leone d’oro alla carriera nel 2005.

  Certo, 21 anni sono tanti e il ritardo è certamente colpevole, ma questo gap temporale offre anche una rara e interessante occasione: quella di riscoprire a ritroso la poetica, sempre in bilico tra realtà e sogno, di Miyazaki. Il mio vicino Totoro è il suo quarto lungometraggio (nonché miglior film giapponese del 1989) e già anticipa molti temi che il regista avrebbe poi ripreso in futuro.  

La forte valenza simbolica sottotestuale, ad esempio, e il naturalismo paesaggistico, elemento “di contorno” ma che sempre nei lavori di Miyazaki assurge a ruolo di co-protagonista. Il film racconta infatti il trasferimento in un villaggio della campagna che circonda Tokyo di due sorelline – Satsuki e Mei – per poter stare più vicine alla madre malata. Il loro viaggio si trasforma in un’avventura alla scoperta dello spazio circostante, della natura e dei personaggi fantastici che la popolano e che solo i bambini possono vedere.

Proprio i personaggi magici sono sicuramente l’aspetto migliore del film, dai corrifuliggine (spiritelli che Miyazaki riprenderà poi ne La città incantata) al Gattobus, fino naturalmente a Totoro, diventato poi il logo dello Studio Ghibli fondato da Miyazaki.