Libera uscita
Nel film una coppia sposata formata da Owen Wilson e Jenna Fischer adotta un sistema per regolarizzare la coppia aperta, con dei pass per scappatelle coniugali. Prevedibilmente, l'uomo è contento quando il pass tocca a lui, meno quando è la moglie a usarlo.
“Scemo e più scemo”, “Tutti pazzi per Mary”, ma soprattutto il sottovalutato “Kingpin” che è il loro film più interessante e amaro, questa è l'irriverente cinematografia dei Fratelli Farrelly che ha caratterizzato la commedia americana di fine anni Novanta. Con
l'arrivo del nuovo millennio, i registi hanno perso gran parte del loro
tocco tragicomico, diventando più buoni e scivolando anche nel
dimenticatoio (qualcuno ricorda “Lo spaccacuori”?.. noi no).
“Libera uscita“
sembrerebbe un ritorno verso il mood originale dei fratelli registi,
che si pongono la domanda alla quale tutti gli uomini con una fede al
dito hanno almeno una volta pensato: “E se vostra moglie vi lasciasse
provare nuove esperienze sessuali con altre persone?”. Trasgredire senza
macchiare la fede nuziale, uno dei grandi sogni proibiti e, dunque, una
premessa potenzialmente perfetta per la macchina da presa dei Farrelly.
Ancora una volta, però, si preferisce puntare sulle risate del
momento, invece di tenere stretta una visione globale della storia.
Il lieto fine e tutti gli avvenimenti che lo precedono sono abbastanza
telefonati, e la delusione regna sovrana dal momento che dai Farrelly si
poteva certamente pretendere di più su un tema come la crisi
matrimoniale. D'altra parte l'intrattenimento rimane comunque salvo e non mancano alcune gag tanto spassose quanto estreme,
tra nudi integrali maschili ed esplorazione della perversione dei
protagonisti (che però rimane soltanto nelle loro battute e mai nei
fatti).
Per una volta Owen Wilson smette di fare il sex symbol di turno ed è pronto a giocare con la sua
età nel ruolo di un padre di famiglia esausto e arrivato al capolinea
della passione con la moglie. Lo affianca Jason Sudeikis del Saturday Night Live,
nei panni monodimensionali del migliore amico che parla a ruota libera e
non chiude bocca per un minuto. Straordinario come sempre, invece, il
grande Richard Jenkins: i suoi cinque minuti in scena sono la cosa migliore del film.