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Lions for Lambs - Locandina

REGIA e CAST

TRAMA

Afghanistan. Due ranger dell'esercito degli Stati Uniti, subiscono una serie di ingiustizie. Il clamore provocato da questi eventi coinvolgeranno a vario titolo un membro del Congresso , una giornalista e un professore. LEGGI TUTTO...

IL CAST

GLI ARTICOLI

COMMENTI:
  • Luisa
    mercoledì 24 ottobre 2007
    ore 1:00
    Robert Redford e Meryl Streep di nuovo insieme sul grande schermo. Abbandonati i suggestivi scenari del Kenya de “la mia Africa” si ritrovano 22 anni dopo nell’America della “guerra al terrorismo “ in “lions for lambs”. Il film offre un’ampia riflessione che si svolge su due piani differenti: da una parte il dialogo tra uno studente (Andrew Garfield, bravissimo nella sua semplicità) ed un professore di scienze politiche (Robert Redford, i grandi attori non necessitano di commenti), “scopritore di talenti”, impegnato a far acquisire coscienza ai giovani, per far sì che si rendano conto che l’apatia e l’ignoranza sono lo strumento con cui il governo impone la propria politica, legata principalmente ad interessi economici e di prestigio. Redford sprona la nuova generazione a non essere passiva, a mettersi in gioco perché se anche fosse vero che non tentare ha lo stesso effetto di provare e non riuscire, quest’ultimo modo di affrontare la vita permette di dire che qualcosa è stato fatto. Qualcosa si DEVE fare, non si può rimanere inermi di fronte agli sconvolgimenti degli ultimi anni, ed è qui che si articola il secondo piano: l’intervista tra un senatore (Tom Cruise, privo di spessore così come deve essere il suo personaggio) ed una giornalista (Meryl Streep, standing ovation per lei e la sua recitazione che non è mai sinonimo di finzione ma di immedesimazione) sulla guerra condotta in Iraq e in Afghanistan. Sono passati sei anni dall’inizio dei conflitti, sei anni in cui non è mai stato così sconveniente essere americani, sei anni in cui l’america ha perso credibilità da parte della sua stessa gente, sei anni in cui ha perso milioni di giovani soldati…perché l’America è pronta ad usare ogni mezzo…ma in nome di cosa? Guerra che fin dall’inizio ha trovato l’appoggio di gran parte della stampa, desiderosa dopo l’11 settembre di affidarsi, anch’essa spaesata come tutta la popolazione, al governo americano, alle leggi del paese della democrazia e della libertà, finendo con il diventare una sorta di portavoce propagandistico della politica estera: non era solo un appoggio, un sostegno, era una vera condivisione di responsabilità. Afghanistan come il Vietnam, destinato ad essere una lunga guerra, destinato a rappresentare il sacrificio di vite umane. Tra i due piani che si susseguono e si intrecciano lentamente vi sono i rumori forti ed i colori grigi della guerra, combattuta da quei giovani che spinti dal dovere di agire hanno scelto la strada che il governo, con la complicità della stampa, ha fatto creder loro fosse la sola possibile. Ogni parola, ogni immagine è un incitamento al risveglio dell’anima e della volontà di cambiare…qualcosa di deve e si può fare…e tu lo sai cosa farai?

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