La pecora nera - la recensione del film
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La pecora nera - la recensione del film
Opere gentile, minuta, sincera nel suo essere un racconto privato, il film evidenzia ancora una volta il modus operandi del suo creatore, intenzionato a rappresentare una storia specifica che però possa diventare in qualche modo simbolo, racconto storico ed insieme umano di un’epoca del nostro Paese. Ambiente doloroso ed evocativo de La pecora nera è un manicomio, dove è rinchiuso da 35 anni Nicola, bambino difficile negli anni ’60 ed abbandonato al suo destino di degente nell’istituto. A fargli compagnia il suo compagno di stanza, la suora che veglia su di lui e soprattutto la sua fantasia.
Rispetto alle pagine del libro dello stesso Celestini da cui l’adattamento è tratto - scritto insieme ad Ugo Chiti e Wilma Labate – si nota immediatamente una fragilità di fondo che non dota il progetto della robustezza necessaria ad un prodotto cinematografico. Ciò che infatti è lo specifico del lavoro di Celestini, e funziona ammirevolmente sulla carta o su un palco teatrale, al cinema deve essere supportato da un testo maggiormente articolato e da un impianto visivo più composito. La dolcezza e l’intimismo del personaggio di Nicola, interpretato con grande aderenza dallo stesso Celestini, rimangono delle sensazioni che alla fine stanno troppo attaccate al suo corpo ed al suo volto, e non vengono trasmesse con la dovuta forza allo spettatore. La pecora nera è un film anche coraggioso, che propone dei forti spunti di riflessione ed anche delle belle scene di poesia, ma non sembra possedere un crescendo drammatico adeguato, e quindi spreca le fascinazioni che in teoria avrebbe potuto regalare agli spettatori.
A risollevare parzialmente le sorti del lungometraggio, come già anticipato, la bravura di Celestini-attore, volto vagamente stralunato e surreale, che impreziosisce il suo ruolo con notevole dolcezza. Accanto a lui un viscerale e come al solito efficace Giorgio Tirabassi ed una sorprendete Maya Sansa, qui molto meno impostata che in altre precedenti prove d’attrice.
Produzione evidentemente contenuta nei costi e destinata ad un pubblico di nicchia, La pecora nera possiede l’entusiasmo e l’emozione dell’esordio dietro la macchina da presa, ma purtroppo anche i quasi inevitabili difetti. L’idea di fondo a tutto il lavoro passato di Ascanio Celestini si rivela troppo sussurrata, delicata per essere tradotta in un film dalla potenza emotiva davvero efficace. In questo modo l’opera rimane interessante ma mai totalmente coinvolgente. Peccato.
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Ascanio Celestini
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