L'uomo che verrà - la recensione del film

L'uomo che verrà
  • L'uomo che verrà - la recensione del film

    A Marzabotto, circa 30 kilometri a sud ovest di Bologna, tra il 29 Settembre e il 5 Ottobre 1944 si consumò una delle peggiori stragi di innocenti della storia della seconda guerra mondiale. Per vendicarsi degli attacchi dei partigiani della zona, i nazisti uccisero circa 770 persone, soprattutto donne, bambini e anziani. Salvatore Quasimodo definì anni dopo questo eccidio come"il più vile sterminio di popolo".

    l'uomo che verrà

    Il felsineo Giorgio Diritti, reduce da un esordio ("Il vento fa il suo giro") che un paio di anni fa ha dimostrato come anche in Italia il passaparola sia ancora una leva fondamentale per aumentare gli incassi, ha svolto un'intensa ricerca storica prima di scrivere la sceneggiatura del suo "L'uomo che verrà", basato, per l'appunto, sulla strage di Marzabotto. Il rischio di banalizzare e non rendere giustizia ad una delle pagine più strazianti della nostra vita era alto. Per evitare tutto questo Diritti costruisce le circa due ore di narrazione mostrando la vita quotidiana di una famiglia del posto. Le privazioni alimentari, le difficoltà negli spostamenti, il difficile rapporto con quei partigiani che tanto si appoggiano nei propositi quanto sono portatori di pericoli. Il climax cresce così fino alla conclusione che si conosce fin dall'inizio. Il punto di vista principale da cui seguiamo la vicenda è quella di una bambina che ha scelto di diventare muta dopo la morte prematura del fratellino e che ora aspetta impaziente che la mamma incinta partorisca nuovamente.

    l'uomo che verrà

    Lo stile di Diritti è rigoroso nel suo evitare qualsiasi enfatizzazione. Non si ricorre quasi a nessun espediente narrativo per dare ritmo o qualche snodo narrativo, ma si aspetta che il corso degli eventi storici porti la storia dentro il film. Se da una parte si tratta di una scelta apprezzabile, allo stesso tempo si rivela una decisione poco "cinematografica", di certo poco adatta a creare empatia con lo spettatore (ma non è detto che questo fosse un obiettivo del film). Per quanto nella seconda parte del film la sua regia si riveli più fluida e ci siano alcune sequenze di buona intensità, durante i circa novanta minuti precedenti non si capisce bene quale sia lo scopo del film.

    l'uomo che verrà

    Che la tragedia ci sia stata lo si sa fin dall'inizio: creare una sorta di conto alla rovescia senza grandi contestualizzazioni storiche o politiche rende, purtroppo, "L'uomo che verrà" un ottimo documento da un punto di vista della ricostruzione (ecco spiegata quindi la scelta di far parlare gli attori in dialetto stretto), ma non un ottimo film. In finale, la domanda che ci si potrebbe porre è: perpetrare la memoria di un evento tragico è una ragione sufficiente per farne un film? 

TRAMA

Inverno, 1943. Martina, unica figlia di una povera famiglia di contadini, ha 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. La mamma rimane... LEGGI TUTTO...

IL CAST

GLI ARTICOLI

IL TRAILER

COMMENTI:
  • rogermoore
    domenica 7 agosto 2011
    ore 23:34
    l'ho visto stasera e la mia prima impressione è di insufficienza tecnica: non basta avere un'ottima motivazione cinematografica come può essere la necessità della memoria storica. Bisogna avere degli attori veri, avere una regia decisa e un montaggio coerente. Non si può avere una fotografia stile sfondo di Windows con colline e bambine vestite di bianco o cavarsela con frasi sui movimenti degli uccelli nel cielo, bisogna portare avanti un discorso. Il film si perde in troppi discorsi, è troppo legnoso e diventa metaforico nell'ostinazione di non far vedere il sangue. Siamo sicuri che il tenersi distaccati dalla realtà dell'evento in maniera così chirurgicamente sterile e dilettantesca non offenda la realtà delle cose favorendo invece una facile poetizzazione da parte degli amanti della retorica?
  • giulio
    lunedì 9 novembre 2009
    ore 11:14
    il film sembra bello,ma la pronuncia del dialetto è ridicola. che senso ha usare due attrici pur brave come la sansa e la rochwacher e farle recitare in una lingua così estranea,potevano usare almeno attrici emiliane. fanno ridere peccato

ADV

costume bikini attrici film
Cucina Italiana Hollywood foto

Acquista su amazon-logo

Spedizione Gratuita per Ordini Superiori a 19 €

ULTIMI FILM INSERITI

Guarda tutti i film >

TI INTERESSA...

sponsored links PPN