Into the Wild - Nelle terre selvagge - la recensione del film

Into the Wild - Locandina
  • Into the Wild - Nelle terre selvagge - la recensione del film

    In una Festa del Cinema che fino ad ora ha riservato ben poche sorprese, ecco finalmente il primo film di valore assoluto, che difficilmente può essere attaccato in alcun aspetto della sua realizzazione. Si tratta del sincero e commovente "Into the Wild", quarta prova da regista di Sean Penn, il quale torna dietro la macchina da presa a sei anni di distanza dall'intenso "La promessa" (The Pledge, 2001). E proprio con la sua ultima fatica questo nuovo lungometraggio ha molto in comune: prima di tutto la tematica principale, che si esplicita nella ricerca costante e radicale di  un senso alla propria esistenza. In secondo luogo la vicinanza è più propriamente cinematografica, e si muove verso una ricerca estetica che fa del cinema americano degli anni '70 il suo referente principale. La libertà con cui Penn continua a realizzare il suo cinema sempre personale è per molti versi "figlia" di quel periodo storico, e questa sua grande pellicola lo conferma in pieno.

    "Into the Wild" è un film sull'utopia, ma possiede la lucidità necessaria e spiazzante per riconoscerne i limiti ed in un certo senso l'anacronismo. Quello che quindi colpisce in maniera ancora più toccante è il fatto che il regista e tutti coloro che hanno partecipato a quest'avventura sembrano sapere benissimo la sua essenza illusoria, ma scelgono comunque di mostrarne la portata umana vastissima, ed insieme la sua fragilità. Diretto e montato con un'ampiezza di veduta che a tratti travolge, il lungometraggio si poggia poi sulle spalle di Emile Hirsch, un attore di giovane età che dimostra già un talento pienamente espresso, ed aderisce con una fisicità ed un'intensità al proprio ruolo capaci di lasciare senza parole. Accanto a lui, una schiera di comprimari di straordinaria partecipazione come Katherine Keener, William Hurt, Marcia Gay Harden, Vince Vaughn, il grande Hal Holbrook ed una bellissima e struggente Kristen Stewart.

    Tratto dall%u2019omonimo romanzo di John Krakauer, che riprende l%u2019esperienza di vita del vero Christopher McCandless, il film di Sena Penn è un%u2019opera piena di sincerità vibrante, e di pura bellezza cinematografica. Ancora una volta l%u2019autore si dimostra un cineasta dalla sensibilità sorprendete, non scontata, e dalle capacità filmiche preziose.

    Tradurre in immagini una storia ed una vicenda personale così particolari era un%u2019impresa già di per sé rischiosa, e Penn c%u2019è riuscito appoggiandosi ad un modo di fare cinema forse antico ma al tempo stesso garante di estrema libertà artistica. %u201CInto the Wild%u201D è un lungometraggio magnifico, libero, audace: un film che costringe lo spettatore a fare i conti non solo con quello che sta vedendo, ma anche con la propria visione del mondo.
    Lo spirito del cinema più sincero ed in qualche modo iconoclasta di molto tempo fa viene preservato e riproposto con amore in questo doloroso ma appassionato atto di poesia applicata al cinema. 

TRAMA

Dopo aver conseguito la laurea nel 1992, Christopher McCandless ( Emile Hirsch ) decide di abbandonare ogni cosa per andare a vivere tra i ghiacci dell'Alaska. Dopo aver vissuto in quel paese per quattro mesi, il suo corpo... LEGGI TUTTO...

IL CAST

GLI ARTICOLI

COMMENTI:
  • Luisa
    sabato 27 ottobre 2007
    ore 14:43
    Alaska. Il luogo tanto sognato, la meta ultima di un viaggio iniziato come una fuga e diventato una ricerca della verità autentica. Allontanarsi dal materialismo, dall’ambizione e dalla rabbia della sua famiglia, specchio della società moderna-occidentale, sospettosa ed assuefatta, è per Chris McCandless (Emile Hirsch, profondo nell’interpretare l’umanità di un personaggio non mitizzato, ma reso perfettamente reale, anche con i suoi errori) la sola possibilità per ritrovare o scoprire se stesso e la vita. Nel suo percorso attraverso l’America incontra e da ogni incontro impara: dalla coppia hippie, interpretata splendidamente da Catherine Keener e Brian Dierker, l’importanza di amare ed essere amati, dal carisma di Vince Vaughn l’allegria e la solidarietà che nasce dall’amicizia e poi dall’incontro della saggezza, con il bravissimo e struggente Hal Holbrook, il bisogno di calore reciproco…illuminati dalla luce della spiritualità. Ma ciò di cui ci si rende conto è che, alla fine, la chiave non sta nel raggiungere la meta, ma nel viaggio affrontato per arrivare a toccarla, negli incontri fatti e nelle emozioni ricevute e donate…”la felicità è vera solo quando è condivisa”. Ma come si può descrivere la magia dei sentimenti provati con il contatto umano o legati ad una natura…sempre più selvaggia? Come si può solo sfiorare tutto questo? Penn riesce con una semplicità disarmante a raccontare ogni dettaglio, ogni brivido provato. Con scenari in cui lo sguardo si perde, con parole scelte attentamente che arrivano a toccare il cuore e con le musiche di Eddie Vedder a far da colonna sonora ai sentimenti e alle azioni, il regista (e sceneggiatore) permette allo spettatore di “sentire”, di vivere e commuoversi durante questo viaggio, che diventa un vero viaggio interiore. E poiché ogni cosa va chiamata con il giusto nome, questo film è un capolavoro, un capolavoro di immagini, parole e musica.

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