Inception - la recensione del film

Inception - Locandina
  • Inception - la recensione del film

    di Pierpaolo Festa

    Christopher Nolan ha colpito ancora. Possiamo cominciare solo così la nostra recensione del film più atteso dell’anno, quello che ha già messo d’accordo la critica internazionale con il grande pubblico, l’opera che più che mai concilia cinema d’autore e blockbusterone adatto alle masse. Questi sono i fatti: “Inception” è un film che rimane dentro una volta che le luci si sono accese in sala dopo 148 minuti. E rimane anche diverse ore e giorni dopo la visione, un crescendo in cui continuiamo a ripensare agli spunti visivi e tematici dipinti sulla tela di Nolan.

    Christopher Nolan e Leonardo DiCaprio sul set di Inception

    O forse dovremmo dire sulla “cianografia”, dal momento che si parla di architettura, un mondo diviso a strati e livelli che il regista ha impiegato anni a costruire. Una pseudo-realtà attraverso la quale siamo guidati da Leonardo DiCaprio, ancora una volta pronto ad esplorare il dark side dell’animo e a strappare una standing ovation. Il suo Dom Cobb è un ladro esperto di hi-tech, il migliore del suo campo. Un artista del furto, ma anche un uomo sofferente, un’anima perduta e costantemente minacciata da demoni che si manifestano in Marion Cotillard, la cui bellezza trasforma i suoi sogni in incubi. Un gran bel colpo di sceneggiatura.  

    Leonardo DiCaprio in Inception

    Con quasi duecento milioni di dollari Nolan guarda ancora una volta al cinema di Michael Mann (proprio come aveva fatto col “Cavaliere oscuro”) senza mai schiacciare troppo l’acceleratore ma facendo in modo che il ritmo dell’azione scorra con grande naturalezza. La tensione e il movimento vengono spalmati in ogni sequenza del film, mentre la macchina da presa cattura infinite location attraverso le quali si muove un gruppo di interpreti che rappresenta una delle migliori formazioni di cast mai create negli ultimi tempi. In pole position il sempre più talentuoso Joseph Gordon-Levitt, perfetto nei panni della spalla del protagonista.

    Inception, il totem

    A metà strada tra “Matrix” e “007”, il film di Nolan fluttua sulla struttura di un sogno, un puzzle che a tratti perde pezzi per strada, a causa di una certa prolissità già presente nella filmografia del regista. Eppure i momenti da pelle d’oca non mancano così come sequenze da grande cinema: le immagini hanno quel potere che le rende istantaneamente indimenticabili, merito anche della fotografia raffinata di Wally Pfister (da sempre braccio destro del regista). Allo stesso tempo le musiche di Hans Zimmer si preoccupano di coinvolgere perfino chi sta in fondo al loggione. In altre parole “Inception” è il colossal che aspettavamo, quello che arriva dopo una serie di occasioni mancate in un momento in cui Hollywood ha un’emorragia di qualità e originalità. In quanto a Nolan, una volta messo a nanna il “mostro alato di Gotham” nel suo terzo (e ultimo) episodio, gli auguriamo ogni successo, perché proprio quando lavora con materiale uscito dalla sua mente, il regista è perfettamente in grado di lasciare un marchio nella storia. 

    Leonardo DiCaprio in Inception

    Naturalmente nel caso di “Inception”, la domanda che vi porrete tutti è: “capolavoro o meno”?  Mettiamola così, science fiction, action, love story, thriller… ce n’è per tutti i gusti e una miscela così non era mai stata messa a punto in questo modo. 

TRAMA

Dom Cobb ( Leonardo DiCaprio ) è un abile ladro, il migliore in assoluto nella pericolosa arte dell’estrazione, cioè il furto di importanti segreti dal profondo del subconscio durante lo stato onirico, quando la mente è... LEGGI TUTTO...

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