Il cuore grande delle ragazze - la recensione del film
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Il cuore grande delle ragazze - la recensione del film
Pupi Avati torna a raccontare la storia recente italiana, in particolare il centro Italia di epoca fascista, nel suo nuovo film, “Il cuore grande delle ragazze”, presentato fuori concorso al Festival di Roma. Della pellicola si è tanto parlato per un dettaglio, ovvero la partecipazione in veste di protagonista del cantautore Cesare Cremonini. Atteso al varco in questo suo secondo ruolo per il grande schermo. Aveva già infatti interpretato “Un amore perfetto”, ma qui siamo in serie A, perché al timone c'è uno dei più celebri registi italiani. Cremonini se la cava egregiamente con un personaggio che sembra ritagliato su di lui. I problemi del film sono altri.
La storia segue le vicende della famiglia Vigetti, il capofamiglia (Andrea Roncato) e la moglie, due figli e una figlia. Vigetti lavora come mezzadro per il proprietario terriero Osti, che sta cercando un marito per una delle sue due figlie. Visto che nessuno le vuole, Osti è anche disposto ad accontentarsi del donnaiolo figlio maggiore del mezzadro, Carlino (Cremonini), ma questi si innamora perdutamente della figliastra di Osti, Francesca (Micaela Ramazzotti). Tra alti e bassi e mille problemi, fiorirà una storia d'amore che cambierà le vite di tutti.
“Il cuore grande delle ragazze” ha un grosso problema di fondo: è innocuo. Viene in mente “La seconda notte di nozze”, altro film del regista con ambientazione d'epoca incentrato sulla storia di una famiglia, ma ben più coinvolgente di questo freddo compitino. Persino “Il papà di Giovanna” lasciava qualcosa di più, per lo meno la performance di Ezio Greggio. Pare quasi che Avati voglia giocare a fare il Fellini di “Amarcord”, ma senza averne la forza visionaria.
Non si capisce esattamente cosa Avati voglia raccontare: la semplicità della gente di campagna estranea ai grandi eventi storici che in quel periodo hanno segnato il nostro paese? La forza dell'amore capace di guardare oltre le imperfezioni degli uomini? Non si sa, ma quel che ne esce pare un film TV buono per una domenica pomeriggio. Piacevole, a tratti divertente, ma dopo la visione non resta nulla.
di Marco Triolo
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