La ruota delle meraviglie

TRAMA
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Tra fragili speranze e nuovi sogni, le vite di quattro personaggi si intrecciano nel frenetico mondo del parco divertimenti: Ginny (Kate Winslet), ex attrice malinconica ed emotivamente instabile che lavora come cameriera; Humpty (Jim Belushi), il rozzo marito di Ginny, manovratore di giostre; Mickey (Justin Timberlake), un bagnino di bell'aspetto che sogna di diventare scrittore; Carolina (Juno Temple), la figlia che Humpty non ha visto per molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell'appartamento del padre per sfuggire ad alcuni gangster.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Wonder Wheel
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Lucky Red
DURATA
101 min.
USCITA CINEMA
14/12/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini (Nexta)

Alla veneranda età di 82 anni, Woody Allen sembra esser ormai diventato parte integrante del nostro passato, del nostro presente e di quelli del cinema. Ma soprattutto della sua città, che torna a omaggiare di tanto in tanto. Come nell'ultimo La ruota delle meraviglie, traduzione letterale ma superflua dell'immaginifico ed evocativo Wonder Wheel, ambientato in una delle location più naturalmente magiche della Grande Mela, lei sì una vera leggenda di New York e per tutti quanti hanno avuto la fortuna di goderne: Coney Island.

Ai margini più estremi e profondi di Brooklyn, e della società locale, verrebbe da dire considerando quanto lo storico Luna Park e il celeberrimo Boardwalk continuano a essere popolati di personaggi unici, e magnifici, di casa tra i Freaks e le sirene che caratterizzano la zona. In questo caso Kate WinsletJustin TimberlakeJames Belushi Juno Temple: una doppia coppia di disperati, sognatori e disillusi, con cui il piccolo newyorker potrebbe vincere la mano, stavolta.

Siamo abituati ad attendere i suoi film con una sorta di presunzione, divenuta negativa nel tempo, ma Allen dimostra sempre di avere qualcosa in serbo. Soprattutto quando, come in questo caso, si rifugia in quel che conosce meglio, senza farsene schiacciare. Niente copie del nevrotico e ansioso demiurgo, che stavolta distribuisce le sue anime tra i personaggi: la narrativa classica a un Timberlake splendido nel suo ruolo e perfetto cardine intorno al quale tutto ruota e l'ansiosa e nichilista alla splendida e magnetica Winslet in una delle sue migliori recenti 'apparizioni', con il dono graziosamente autoironico delle sedute di psicoanalisi. Al giovanissimo e incredibile Jack Gore, cinefilo col gusto del fuoco cui vediamo affidata una sorta di catartica vendetta.

Dopo Blue Jasmine (con il quale possono trovarsi delle similitudini, ma senza farsi ingannare), quindi, un altro personaggio femminile forte e bellissimo, indipendente e consapevole, al limite dell'autodistruzione, non necessariamente positivo e insieme così vicino a noi, che difficilmente non resterà nella storia. Anche per l'interpretazione dell'attrice, qui eternata da una fotografia che da sola vale metà dei plausi al film. La conferma di Vittorio Storaro, dopo l'esperienza di Café Society, fa la differenza e le sue luci, ora grigie, ora fredde, ora calde, ora dorate, ammantano il piccolo spazio delle inquadrature cui danno un significato ulteriore, più profondo e da cogliere in maniera istintuale.

Un impianto teatrale, dichiarato sin dalle prime battute del narratore appassionato di melodramma ed eccessi, e il fato a dominare le nostre vite, "più di quanto ci piaccia ammettere" sono forse elementi noti, ma se è vero che Allen è stato poco originale troppo spesso, non si sente davvero il bisogno che lo sia se il risultato è baciato da una tale benedizione. Forse approfittare di Coney Island, dei suoi CycloneNathan's e 'Bay' vari è stata davvero la mossa vincente, per quello che ha saputo trasmettere alle maschere in scena e regalare alla macchina da presa (in alcuni movimenti, soprattutto verticali e noncuranti della classica quarta parete, tale da ipnotizzarci affascinati).