Tuo, Simon

TRAMA
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Tutti meritano una grande storia. Ma per Simon, è complicato: non solo perché sono gli anni del liceo, ma anche perché custodisce un segreto che non sa come rivelare agli amici e alla famiglia. Per farlo e affrontare la paura, avrà bisogno di tutto il suo coraggio (e della sua ironia).

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Love, Simon
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
110 min.
USCITA CINEMA
31/05/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

A lungo Tuo, Simon non sembra distinguersi particolarmente dai tanti film di coming of age/coming out visti negli ultimi tempi, più o meno espliciti, e questo di certo non è un punto a favore del film di Greg Berlanti, che pure ha sentito il bisogno di confrontarsi con il 'genere' occupandosi dell'adattamento del romanzo Non so chi sei, ma io sono qui (Simon vs. the Homo Sapiens Agenda) di Becky Albertalli. Uno Young Adult in piena regola, al quale l'ex sceneggiatore e produttore di Dawson's Creek e tante serie tv sugli eroi DC - con l'aiuto degli sceneggiatori Elizabeth Berger e Isaac Aptaker (This Is Us, About a Boy, The Neighbors) - riesce a infondere una scintilla particolare.

Forse non così particolare, ma in fondo in una cornice di tale estrema ordinarietà la scelta emerge. Il contesto è quello in cui si muove il protagonista, e noi con lui: un 'Being Simon Spier' piuttosto convenzionale anch'esso con le sue routine, i cliché, le dinamiche scolastiche mille volte osservate al cinema e qualche frase perfetta per esser 'scritta sul diario' ("Ti capita mai di sentirti intrappolato dentro di te?", "A volte mi sembra che tutti sappiano chi sono, tranne me."). Veri e propri grimaldelli per un pubblico che è perfettamente identificato da Amazon nel presentare il libro originario, non a caso nella collana bestseller YA: "Età di lettura: 12 anni".

Analogamente, il film potrà sicuramente convincere un pubblico di adolescenti e giovanissimi, soprattutto quanti in situazioni analoghe a quelle dei personaggi in scena, travolti dalle tensioni quotidiane sulla via del diploma (molto più e meglio di tentativi italiani alla Succede). Ma non solo. Non si può negare che la sensazione che la vicenda riesce a trasmettere sia quella di una grande sincerità, anche e principalmente nel suo raccontare - come detto - le riflessioni e lo sviluppo di una coscienza diversa all'intero del nostro Simon, evitando certe macchiettizzazioni del gay cinematografico più trito. Che pure non manca, ma che sul più bello si rivela come originale controparte dialettica per il nostro malcapitato eroe.

Ogni cosa è vissuta con una estrema naturalezza, in questo caso, senza i drammi e i conflitti di altri casi. Senza negarli, si intende, ma solo affrontandoli da un altra ottica. Quella del diciassettenne 'rotolato' solo apparentemente inconsapevolemente in un percorso di (auto)rivelazione. Che non lo rende 'diverso' in nessun senso, non nel suo avere segreti con i genitori (i misurati e convincenti Jennifer Garner e Josh Duhamel, che ci regala uno dei momenti più toccanti e sorprendenti del film tutto) e nel suo affidare alla virtualità sogni e confidenze. C'è un approccio alla sessualità e al relazionarsi che rifugge da ogni ghettizzazione, e che gode della leggerezza generale. Anche troppa a tratti, vista l'assenza di spigoli (che non siano quelli consentiti dal modello narrativo), ma che alla banalità di certi stereotipi - in verità rappresentati in maniera tanto didascalica da apparire stigmatizzazione - oppone una chiusura inverosimile, emendata al fotofinish dalla zampata autoironica del misterioso Blu.