Tower Heist: Colpo ad alto livello

TRAMA
Tower Heist - Poster

Un gruppo di operai della manutenzione, impiegati presso un lussuoso grattacielo a Manhattan, sfrutta le proprie conoscenze del palazzo per rifarsi su uno speculatore di Wall Street che ha privato loro della pensione.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Tower Heist
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
SITO UFFICIALE
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
104 min.
USCITA CINEMA
25/11/2011
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2011
RECENSIONE

Script e cast a prova di bomba. Ecco perché “Tower Heist” è puro entertainment che agisce chirurgicamente sul piacere dello spettatore. In primis perché si raccontano la preparazione e l'esecuzione rocambolesca di un colpo milionario, cosa che piace sempre e comunque, seconda soltanto ai "film culinari".

L'altro punto di forza è quello di costruire una specie di “Ocean's 11” a ritmo di risate, radunando un manipolo di attori che formano un team vincente. Se da una parte Ben Stiller, per una volta, abbandona lo sfigato di turno per spaccare una Ferrari a colpi di mazza da golf, dall'altra Eddie Murphy si cala nei panni nostalgici del ladruncolo che porta la nostra mente a classici degli '80 come “Una poltrona per due”. Ma la nostalgia schizza sulle vette del termometro nel momento in cui davanti a quella stessa Ferrari arriva Matthew Broderick, Ferris Bueller in persona.

Si ridacchia abbastanza per tutto il film e si riflette, almeno in superficie, su crisi finanziarie e attualità con squali del mercato pronti a calpestare qualunque famiglia americana pur di metter le mani sui biglietti da cento dollari. C'è anche chi tenta il suicidio davanti a un futuro senza speranza: attenzione tenta, ma non lo compie. Siamo sempre in un film di Brett Ratner e tutto rimane dunque in superficie.

Sicuramente il miglior film di Brett Ratner, ma non ci voleva tanto. Con un cast del genere, perfino Uwe Boll ci sarebbe riuscito. I momenti più alti sono quelli in cui la macchina da presa viene messa a servizio di grandi come Alan Alda e Judd Hirsch a cui basta sollevare un sopracciglio per ricordarci quanto amiamo il cinema.

di Pierpaolo Festa