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The Pills: Sempre meglio che lavorare

TRAMA
The Pills - Sempre meglio che lavorare

I trentenni di oggi non trovano lavoro, non riescono ad emanciparsi e di questo sono terribilmente affranti. I The Pills no. Luigi, Matteo e Luca si conoscono dall'infanzia, hanno quasi trent’anni e nessuna intenzione di prendersi sul serio. Da anni sono paladini di una battaglia ideologica: immobilismo post-adolescenziale costi quel che costi. E così, invece di star dietro a stage e colloqui di lavoro, preferiscono tirare a campare fumando sigarette, bevendo caffè e sparando idiozie attorno al tavolo della loro cucina alla periferia di Roma Sud. Ma il lavoro è un nemico duro, che colpisce alle spalle e cerca di farti crescere quando meno te lo aspetti. E allora bisogna essere disposti a tutto pur di salvarsi. Disposti a qualunque cosa...

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Pills: Sempre meglio che lavorare
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Medusa
DURATA
90 min.
USCITA CINEMA
21/01/2016
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Alessia Laudati
 
Primo assioma del film dei The Pills: avere trent'anni a Roma Sud non è lo stesso che averli a Roma Nord. Almeno al cinema. Secondo assioma di The Pills: sempre meglio che lavorare: le commedie generazionali italiane sono oggi asfissianti nei temi, nelle ambientazioni e ultimamente anche povere di idee, perché probabilmente sono fatte da registi e autori che sentono fortemente l’influenza di un microcosmo – quello borghese - e che hanno quindi una visione della gioventù e della città molto legata ad un immaginario tenue, conformista e decisamente poco rabbioso. 
 
I precari, o i giovani di Gabriele Muccino, di Fausto Brizzi, quelli raffigurati nei film come Generazione mille euro, L’ultimo bacio o Notte prima degli esami, hanno avuto di certo le loro sfide, i loro drammi, ma poi, nonostante il disagio esistenziale, hanno potuto permettersi di soffire di indecisione nei loft di Prati e coccolati dalla sicurezza del patrimonio di mamma e papà. É una rappresentazione reale di una parte di gioventù decisamente fortunata, che però, almeno al cinema, ha esaurito il filone della propria credibilità. E che anche nella vita sta vedendo erodere le proprie sicurezze economiche. Adesso c’è bisogno di altro; perché Roma è fatta di mille anime e perché esiste anche una fascia di trentenni che proviene da un’estrazione sociale diversa o che differentemente si disillude rispetto al posto fisso. Che mai avrà. 
 
Gli autori di The Pills: sempre meglio che lavorare, il regista è lo stesso Luca Vecchi, vengono invece dalla periferia della capitale. Hanno un immaginario di riferimento differente e fatto prepotentemente di kebab, multiculturalità e vista sulla Tangenziale Est. E la loro è una satira violenta, che prende di mira non solo la gioventù reale – non è forse assurdo che in Italia a trent’anni si è ancora considerati giovani? - ma anche tutto quel cinema che l’ha rappresentata fino ad oggi. E se qualcuno si sentirà offeso dalla presenza di parolacce, droghe, sfottò, sappiate che questa rabbia è quella di una generazione idealmente cresciuta a Giardinetti, alla quale è stata soffocata ogni aspettativa e che in qualche modo sublima nel linguaggio verbale, estetico e narrativo, tutti quei cazzotti che ha preso nella vita. 
 
Il film è di conseguenza surreale fin dalla premessa. Matteo, Luca e Luigi sono tre amici trentenni che hanno promesso di non lavorare mai. E al contrario dei loro cugini mucciniani, durante tutto il film non cercano la trasformazione personale, il famoso coming of age, ma sono affezionati morbosamente al proprio immobilismo esistenziale. E tutta la commedia è un rincorrersi di situazioni assurde che rivendicano il paradosso di questo status quo. 
 
É il loro orgoglio e non bisogna toccarlo. Perché in un film davvero nuovo, dove ci sono riferimenti a tutta una cultura iconica dei nati dopo gli anni ’80, sia essa cinematografica o musicale, trovano posto diversi richiami sia al genere della stand-up comedy – non si sono mai viste scene dialogiche così lunghe - sia al tono nonsense, sia a quello puramente demenziale. Tutti elementi che i The Pills interpretano con notevole ritmo comico, aiutati da un tocco femminile e malinconico portato da Margherita Vicario.
 
Certo il film è straniante, fortemente ambientato in un immaginario romanesco, che però non perde universalità, e mescola tante cose, a volte troppe. Per esempio è ondivago e slegato nella prima parte, mentre riprende un filo narrativo più solido nella seconda. Eppure, si tratta di qualcosa che per coraggio, tono e anche debolezza, non si era mai visto fino ad oggi in Italia.
 
Ed è interessante come tutto questo sia avvenuto perché la grande democrazia sancita da YouTube, più l’intuito di qualche produttore spregiudicato – Pietro Valsecchi e Matteo Rovere - abbiano fatto in modo che un linguaggio espressivo così originale, potesse prima guadagnare popolarità e poi essere pescato nella massa per arrivare alla prova del grande schermo. A chi scrive, tutto questo suona come una rivincita. In fondo Sempre meglio che lavorare è il grido dei neet, dei nerd, degli appassionati di film di serie B, che provano a ricavarsi un posto nel grande circo del cinema italiano senza tradire la propria identità. E comunque vada, per arrivare fino a qui, ci è voluta una particolare grinta.