The Lone Ranger

TRAMA
The Lone Ranger - Poster

Il guerriero indiano Tonto (Johnny Depp) racconta la storia inedita che ha trasformato John Reid (Armie Hammer), un uomo di legge, in un leggendario giustiziere, trasportando il pubblico in un'epica girandola di sorprese in cui i due improbabili eroi, spesso impegnati in comici alterchi, combatteranno fianco a fianco contro l'aviditÀ e la corruzione.
 

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Lone Ranger
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DURATA
149 min.
USCITA CINEMA
03/07/2013
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2013
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

L’onda lunga dei Caraibi raggiunge il Vecchio West nella rilettura di Verbinski & Co di un classico della cultura di massa statunitense.

L’immagine simbolo di questo The Lone Ranger non è quella, infatti, del cavaliere solitario in groppa al suo Silver mentre si stagliano sul tramonto, ma quella di un vecchio indiano incartapecorito costretto a rivangare un passato glorioso per fuggire dal ruolo al quale lo sviluppo della frontiera l’ha relegato: fenomeno da baraccone.

C’è un velo di tristezza, insito nella premessa, ma come nella migliore tradizione dell’umorismo è da lì che nasce la svolta comica scelta da un team evidentemente intenzionato a replicare i successi ottenuti dalla saga dei Pirati dei Caraibi.
Jerry Bruckheimer e Walt Disney Pictures ormai sono un marchio di fabbrica, se poi la regia è di Gore Verbinski e il protagonista assoluto – con buona pace dello storico Ranger – l’indiano Tonto, interpretato da Johnny Depp, non è difficile fare la somma.

Ogni polemica di rispetto del personaggio o di caucasicità del Comanche (Depp ha dovuto persino dichiarare di avere discendenze ‘nativo americane’ e di aver tentato di ‘sanare i torti del passato’ con il suo ruolo) è decisamente fuori luogo per un film che si presenta come un gran divertimento per famiglie, con i suoi pro e i suoi contro.

Clownerie, indizi for dummies, animaletti mannari, un prologo alla Oz e un epilogo aperto (a interpretazioni o sogni), qualche strappo di sceneggiatura, sequenze spettacolari (soprattutto tra i treni in corsa) e un pizzico di autocritica storica a favore degli indiani d’America e tutto in forno per due ore e mezza.
La ricetta è di quelle di sicuro effetto; non haute cuisine, ma un menu che farà uscire soddisfatti la maggior parte degli spettatori (e un po’ annoiati gli altri).

In attesa che – anche in questo nuovo Wild Wild West – si passi a sviluppare la saga, che probabilmente dipenderà dalle decisioni del solito Depp, unico a non aver ancora firmato per prossimo sequel, che ha già l’ufficialità di Armie Hammer (il Ranger) e Ruth Wilson (la bella Rebecca).
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