The Bye Bye Man

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La gente commette cose indicibili ogni giorno. Ogni volta cerchiamo di capire con fatica cosa spinga le persone a commettere queste terribili cose. E se le domande che ci facciamo sono sbagliate? E se la colpa di tutta questa malvagità non è una questione di che cosa…ma di chi?

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Bye Bye Man
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Koch Media
DURATA
96 min.
USCITA CINEMA
19/04/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini (Nexta)

Non si può negare che la presentazione del The Bye Bye Man di Stacy Title sia di quelle di impatto, per immagine e per comunicazione. L'ossessivo "Non dirlo, non pensarlo" che ci viene proposto dl film e che porta alla follia i protagonisti funziona, ma - come accade in alcuni giochi da bambini - la sua ripetizione costante finisce con l'ottenere l'effetto opposto. E con lo smascherare il gioco.

Al di là del senso di oppressione e di ineluttabilità che ci sforza di trasmettere, infatti, molto poco resta cui aggrapparsi se in cerca di un po' di sano terrore, di sorprendenti brividi o anche di una onesta serata horror. E la delusione è davvero forte. Non tanto per la presenza di una 'trasfigurata' Carrie-Anne Moss o di una carismatica Faye Dunaway, o perché avessimo creduto al fin troppo sentito "Il Male adesso ha un nuovo nome" (che se fosse vero ogni volta, non sapremmo più come chiamarlo, il Male), ma perché dalla "più giovane donna a ricevere una nomination all'Oscar" - per il suo cortometraggio d'esordio, nel 1993 - sarebbe stato lecito attendersi di più.

Sue le pecche maggiori, seconde solo a quelle del suo sceneggiatore (con lei in almeno altre quattro occasioni precedenti, nessuna delle quali passata alla storia) Jonathan Penner, che pure aveva a disposizione un materiale molto interessante, quello della 'leggenda metropolitana' tratta dal racconto The Bridge to Body Island di Robert Damon Schneck.

Ma nulla è dato sapere delle origini del maniaco albino interpretato dal 'solito' Doug Jones e del suo infernale Gloomsinger, del significato delle monete che lo annunciano e del treno 4241 che lo porta in giro per il Paese. Tutto è lasciato nell'indefinito, per concentrarsi su una vuota ripetizione di situazioni viste mille volte - per altro accompagnate dall'insensato agire dei vari personaggi (davvero il comodino vicino ai cassonetti? e il comportamento del fratello maggiore nel momento più drammatico?) - e buone per cercare di tenere la tensione di un racconto da campeggio. Ma qui il falò è spento.