Star Wars: Gli ultimi Jedi

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TRAMA
Star Wars: Gli ultimi Jedi

Dopo aver mosso i primi passi nel mondo degli Jedi, Rey si unisce a Luke Skywalker in un’avventura a cui prenderanno parte anche Leia, Finn e Poe, che svelerà i misteri della Forza e i segreti del passato.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Star Wars: The Last Jedi
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Walt Disney Pictures
DURATA
152 min.
USCITA CINEMA
13/12/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini
 
Dove eravamo rimasti? Dopo il Risveglio della Forza anche i più scettici erano pronti a un crescendo trionfante in pieno stile JJ Abrams, anche per quella mano tesa che chiudeva un cerchio consegnando al deus ex machina Skywalker la sua arma e il suo destino… ma sarebbe stato troppo facile. A cinque anni dal suo ultimo Looper, Rian Johnson invece ci regala uno Star Wars: Gli ultimi Jedi ricco di narrativa, sottotrame, immagini epiche… sin dall'incipit - come da tradizione - con lo scontro tra la corazzata imperiale (i cattivi saranno sempre 'L'Impero') e i bombardieri ribelli, ma soprattutto con l'inizio di interessanti caratterizzazioni.
 
Cosa chiedere di più a un Rito che si rinnova ogni volta, nel bene e nel male, tra aspettative deluse e sorprendenti rilanci? Più di alcuni episodi della saga accusati di tradirne lo spirito o troppo interlocutori o meramente spettacolari e melodrammatici, stavolta la scommessa dà i suoi frutti, alla chiave psicoanalitica legata a una serie di dicotomie edipiche corrisponde direttamente l'evoluzione dell'intero affresco. I conflitti (più o meno complessi o radicati) tra Han-Ben, Rey-Kylo Ren, Luke-Rey, Kylo Ren-Luke, Poe-Leia si rispecchiano nel complessivo bisogno di trascendenza. Interno allo stesso franchise, proprio della Natura della Forza e del vero Spirito Jedi, ma che vediamo declinato diversamente nei vari casi evidenziati.
 
Il rifiuto del proprio ruolo, il rispetto delle tradizioni scaduto a vuoto formalismo e la distruzione come "igiene del mondo" sono un leit motiv del film, non banale per quanto ripetuto. E sarà difficile che ciascuno di noi non trovi qualcosa con cui identificarsi o empatizzare. La saga lo fa da sempre, in fondo. Tutti ci sentiremo più vecchi e soli con Luke dentro al Falcon o nel subire il 'colpo basso' del video del 1977 trasmesso da R2 come estremo omaggio alla Principessa morente di Carrie Fisher. Ma ciò che Star Wars toglie, Star Wars rende.
 
L'insegnamento stavolta è bifronte: tra il "Lascia morire il passato, è l'unico modo per diventare ciò che devi" e il classico "Nessuno è davvero perduto". Ed è osservando l'abisso - o tuffandosi in esso, come fa la più attesa delle eroine di un film molto 'femminile' finendo per specchiarsi in se stessa in fondo a un allegorico inconscio e poi nella sua controparte - che si accetta la transizione. La morte come rito di passaggio non è una novità, ma con gli Jedi tutto acquista un significato altro. Per la nostra gioia.
 
È avvincente la parabola del nuovo Luke, la sua oscurità e le sue debolezze, ed è un piacere vederlo tornare allievo per rinascere. Un elogio della debolezza, del fallimento, del dubbio, che in pochi accettano. E che in uno dei capitoli più - anche visivamente - dark, pone le basi di un interessante prossimo (e ultimo?) episodio. Nel quale ci aspettiamo di veder risolta anche la furia che consuma lo 'jedi' più rigido e sgraziato della storia, Adam Driver, e speriamo di ritrovare la stessa leggerezza (molto Lucas…), l'understatement delle citazioni (finalmente non copie di moduli già visti), le splendide nuove creature (come i grossi lama da corsa, gli enormi trichechi da latte, le volpi di cristallo, piccole custodi di strutture jedi e i già adorabili Porg) e le eccezionali sequenze (come quella sull'Isola Sacra di Skellig Michael, la fuga dalla Città Casinò o lo scontro finale dei 13 speeder) che - insieme a tutto il resto - fanno di questo Episodio VIII, finalmente, dell'ottima fantascienza.