Ponyo sulla scogliera

TRAMA
Ponyo sulla scogliera

Una cittadina in riva al mare. Sosuke è un bambino di cinque anni che vive in cima a una scogliera affacciata sul Mare Interno. Un giorno, mentre sta giocando sulla spiaggia rocciosa sottostante, si accorge di una pesciolina rossa di nome Ponyo con la testa incastrata in un vasetto di marmellata; Sosuke la salva e la ripone in un secchio di plastica verde. Ponyo e Sosuke sono attratti l'uno dall'altra, ma il padre di Ponyo, Fujimoto, un uomo diventato stregone che abita le profondità del mare, la costringe a tornare con lui negli abissi dell'oceano. Ma Ponyo, determinata a diventare una bambina e a ritornare da Sosuke, scappa. Prima, però, versa nell'oceano l'Acqua della Vita, la preziosa riserva di elisir magico di Fujimoto...

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Gake no ue no Ponyo
GENERE
NAZIONE
Giappone
REGIA
CAST
SITO UFFICIALE
DISTRIBUZIONE
Lucky Red
DURATA
101 min.
USCITA CINEMA
20/03/2009
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2008
RECENSIONE
Fin dalle primissime scene di questo nuovo l'lungometraggio d'animazione del maestro giapponese Hayao Miyazaki viene esplicitato pienamente il cambio di rotta rispetto alle sue ultime opere, impreziosite di un simbolismo forse a tratti oscuro ma senza dubbio densissimo di fascino. “Ponyo on the Cliff by the Sea”, presentato oggi in concorso a Venezia, si presenta invece come un lavoro dalla linearità narrativa molto più accentuata, adatta ad una narrazione semplice ed alla distensione dei significati interni alla storia, più adatti ad un pubblico giovane.

La storia è semplice ma molto toccante, e racconta dell'amicizia tra un bambino di cinque anni ed una principessa dei mari nascosta nelle fattezze di un pesciolino rosso, che desidera diventare umana.
Anche a livello più precisamente estetico, Miyazaki sceglie di adoperare un tratto più leggero, meno “prezioso” ma sicuramente adatto al tono con cui è stata impostata tutta la vicenda.
Il film a tratti è davvero soave, possiede dei momenti di leggerezza e di poesia cinematografica assolutamente impressionanti, soprattutto nella primissima parte dell'opera; l'autore lavora questa volta in sottrazione, e si dedica principalmente all'atmosfera delicata ed equilibrata prodotta dalla trama, trasposta in immagini come al solito capaci di scaldare il cuore anche al pubblico più adulto. Va sottolineato che come sempre la capacità del cineasta di tratteggiare le psicologie e le emozioni di personaggi più piccoli è testimone di una sensibilità inusitata: la costruzione dell'amicizia che spunta tra Ponyo e Ssuke è senza dubbio la cosa migliore del film.

Certo, siamo ben lontani dalla straordinaria potenza espressiva di capolavori assoluti come “La città incantata” (Spirited Away, 2001) e soprattutto “Il castello errante di Howl” (Howl's Moving Castle, 2004), ma allo stesso tempo si capisce benissimo che “Ponyo on the Cliff by the Sea” vuole essere qualcos'altro, punta a regalare al pubblico stimoli anche visivi diametralmente differenti. Qui manca il mistero della definizione, della crescita, ma in compenso con quest'opera si guadagna nella semplicità delle emozioni primarie.

La leggerezza è la soavità di “Ponyo on the Cliff by the Sea” confermano Hayao Miyazaki come uno dei maestri dell'animazione non solo orientale, ma mondiale.
Questa sua ultima fatica si muove secondo delle linee estetiche più semplici rispetto ai suoi ultimi lavori, e rimanda in maniera più esplicita alla produzione televisiva del maestro.
Non per questo però si tratta di un film minore, o mancante, ma semplicemente orientato non più alla ricerca di una fascinazione simbolica ma verso la conferma di alcune direttive estetiche di qualità ormai indiscutibile.