Poltergeist

TRAMA
Poltergeist

Una famiglia scopre che la propria casa è infestata da forze maligne. Quando le apparizioni iniziano ad essere sempre più frequenti la figlia più piccola viene rapita e la famiglia È costretta a cercare di salvarla prima che scompaia per sempre.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Poltergeist
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
93 min.
USCITA CINEMA
02/07/2015
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2015
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Another one bites the dust. Un altro remake - o reboot, come qualcuno aveva cercato di vendere questo nuovo Poltergeist - non riesce a eguagliare il film originario cui si ispirava. Ma in questo caso, oltre al giudizio piuttosto netto in merito, davvero non si identificano motivi o spunti nuovi che possano aver giusitifcato il tentativo di rinnovare il cult del 1982 di Tobe Hooper.

Ingiusto fare il confronto, o farsi condizionare da un film che rimane un modello per tutta una genia di horror miranti a un equilibrio tra soprannaturale spaventoso e autoironia. Stavolta perÒ sembra esser stato Gil Kenan (Monster House, Ember - Il mistero della cittÀ di luce) ad aver seguito il modello sbagliato. Probabilmente quello che sta facendo la fortuna di Insidious, arrivato al terzo capitolo, per quanto criticabile.

Son scelte. Legittimo tentare di rinnovare una storia che tutti conosciamo, ma forse c'erano altri modi. Piuttosto che restarle fedele nello sviluppo, richiamandola in continuazione con ammiccamenti e citazioni (divertente quella del cucchiaino piegato, quasi fastidiosa la fretta con cui viene giocata la carta del 'cimitero'), e distanziandosene con una sequela di manifestazioni talmente esplicite e insistite che finiscono per richiamare alla mente piÙ il convento dei cappuccini di Via Veneto a Roma piuttosto che terrorizzare con il loro 'ineffabile'.

Anche la scelta di cambiare l'estrazione sociale della famiglia protagonista (piÙ benestante allora) poteva esser un elemento da sfruttare maggiormente, per radicamento, scelte immobiliari, relazioni e tensioni, magari per costruire una ambiguitÀ maggiore tra i diversi piani di realtÀ e percezioni. E invece tutto viene inghiottito da un confuso sfruttamento di effetti giÀ visti e di stereotipi banali.

Non c'È un vero climax, che non sia dato da un accumulo di questi elementi, con un crescendo di intesitÀ e 'dimensioni' piÙ che della tensione. Che non si accumula, non supportata da una regia e una fotografia piuttosto piatte. Lo stesso Sam Rockwell resta sprecato in un ruolo cosÌ superficialmente girato, nÉ possono molto di piÙ i suoi colleghi grandi e piccini (nonostante la scelta di un diverso 'eroe' mandato a recuperare la piccola rapita).

Probabilmente a loro va il plauso maggiore. Quanto meno per aver avuto il coraggio di accettare dei ruoli che nel 1982 si guadagnarono l'etichetta di "maledetti", visto che le due attrici che interpretarono le figlie di Craig T. Nelson nel film di Hooper morirono entrambe in giovanissima etÀ e in situazioni violente legate a questo titolo.