Piccoli crimini coniugali

TRAMA
Piccoli crimini coniugali

Dopo aver subito un brutto incidente domestico lui torna a casa dall’ospedale completamente privo di memoria, ragiona ma non ricorda, non riconosce più neppure la moglie, che tenta di ricostruire la loro vita di coppia tassello dopo tassello cercando di oscurarne le ombre. Via via che si riportano alla luce informazioni dimenticate si manifestano delle crepe: sono molte le cose che cominciano a non tornare. Come mai lei mente? e perché non vuole darsi fisicamente a lui, che pure è fortemente attratto da lei? per quale motivo lui – che afferma di essere completamente privo di memoria – si ricorda di certi particolari del viaggio di nozze? sono alcuni dei misteri di questo giallo coniugale in cui la verità non è mai ciò che sembra, dove la memoria (e la sua supposta mancanza), la menzogna e la violenza vengono completamente riviste per assumere dei significati nuovi, inaspettatamente vivificanti.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Piccoli crimini coniugali
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Koch Media
DURATA
85 min.
USCITA CINEMA
06/04/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Con S is for Stanley Alex Infascelli ci aveva portati in casa (e nella vita) del grande Stanley Kubrick, oggi il gioco si ripete - in forma diversa, ovviamente - con il suo nuovo Piccoli crimini coniugali, girato interamente nell'appartamento che fu davvero di Silvana Mangano per 14 'lunghi' giorni. Due settimane nelle quali il regista ha avuto modo di plasmare a suo piacere Sergio Castellitto e Margherita Buy, interpreti unici della trasposizione dell'omonima piece teatrale di Éric-Emmanuel Schmitt.
 
Una piece che non ci mostra le sue premesse e ci lascia immaginare le conclusioni, e che si concentra nel gioco - perverso, a tratti - intellettuale in corso in una coppia di borghesi colti e "illuminati". Scrittore di successo lui, forte e volitivo per definizione, donna fragile e spaventata lei, pronta a tutto per non perdere il suo uomo. Disposto, da parte sua, a rimettersi in gioco dopo un incidente domestico che gli ha fatto perdere la memoria, a modellarsi sulla figura ideale che la moglie ha costruito negli anni, o sognato.
 
Ma tra sogno e realtà, bugie e finzioni, tutto è possibile. Ed è su questa ambiguità che si concentra Infascelli, seguendo lo sviluppo dei due personaggi e l'evolversi della duplice confessione cui siamo chiamati a partecipare. E non solo come osservatori passivi. I temi che si toccano, in fondo, sono familiari, a tutti. E il desiderio di sapere - o di dimenticare, e ricominciare - ha sfiorato chiunque di noi, prima o dopo. Pronti, chissà fino a che punto, a far finta di niente, ad accettare certi patti, più o meno taciti.
 
Ma in queste iperestetizzate scatole cinesi, dove dominano l'ostentazione del bello e la ricostruzione di sé, più che amore e coraggio albergano paure e rancori. E alla fine, dove il film azzarda di più - forse per fedeltà al testo originario, forse per amor di provocazione - è nell'accettazione del dolore e della violenza, pur tra le mura amiche e all'interno del nucleo familiare. Un ritorno sulla Terra in un ipnotico, magmatico, indistinto e possibilista labirinto (anche fisico, grazie alla incredibile configurazione di una casa fatta di corridoi e angoli dove scomparire e ripiegarsi), nel quale il pubblico è invitato a entrare e farsi 'incastrare'. Ma se non volesse?